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SPARK date - l'altro San Valentino

Cosa fare a San Valentino? in quanto relatori pubblici "single" ci siamo posti anche noi il quesito. Perchè ci facciamo una domanda del genere?
Uno: per questioni professionali legate ai brand che gestiamo per cui spesso le festività scandiscono offerte, lanci di edizioni speciali di un prodotto e, più in generale, occasioni di visibilità;
due: perchè da Single non possiamo fare a meno che odiare 10 volte di più che da "impegnati" la festa degli innamorati.

Ci siamo consolati dicendo: "perlomeno non siamo soli". Poi l'idea è iniziata a ronzarci in testa diventando sempre meno astratta e trasformandosi in un dato di mercato (o quasi):

I SINGLE sono la vera anima, inquieta, di questo insano evento che ogni 14 Febbraio devasta la serenità di un'onesta, eterogenea, rispettosa e spesso invidiata categoria di persone.

Un po' per offrire una vera alternativa durante questa serata a chi non ha voglia di cene a lume di candela (dai recenti sondaggi si stima che si consumeranno tonnellate e tonnellate di cera) e un po' per una quanto mai azzeccata scelta del naming di una nuova auto, è nato lo SPARK date, uno speciale speed-date sponsorizzato dalla Chevrolet Spark (spark=scintilla), neonata citycar di casa Chevrolet, che vedrà "impegnati" tutti i single di milano e dintorni in una serata di San Valentino finalmente diversa.

L'evento sarà al Gioia 69 di Milano e dalle pre-iscrizioni ricevute online (quasi un migliaio) direi che su una cosa avevamo ragione: "perlomeno non siamo soli".

Per chi avesse letto incuriosito questo post e non appartenesse solo alla categoria dei relatori pubblici ma pure a quella di chi ha voglia di divertirsi e conoscere gente nuova, per informazioni e prenotazioni cliccate qui

Alla prossima e mi raccomando: non tornatemi fidanzati eh!?

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Osservatorio Multicanalità 2009: le campagne multicanali sono tutte uguali?

Concludo la lista di post sugli interessantissimi interventi delle 4 voci dell'Osservatorio Multicanalità con quella che in qualche modo rappresenta la visione più operativa dell'approccio al tema.
Giovanni Pola, Direttore Generale di Connexia sottolinea i cambiamenti radicali che sono avvenuti a un solo anno di distanza dalle riflessioni dell'osservatorio multicanalità 2008.

Immagino aspettiate anche qui la regola dei 3 topic e non deluderò. Eccoli:

1. Siamo in una nuova fase di approccio strategico alla multicanalità. Le aziende sono più aperte, i consumatori meglio definiti, le strategie rispondono meglio alle esigenze concrete degli utenti. In questo ambito sperimentare è comunque d’obbligo.

2. All'approccio del Modello Lineare che vede in campo azioni di ADV, Paid, Search, Confronto prezzi, Promozione del sito aziendale e dell'eCommerce si affianca un Modello Reloaded, diretto al cluster di riferimento con azioni di tipo social e attività di social media marketing e internet pr volte a creare una relazione diretta con il consumatore e alla definizione di Buzz Agent e Brand Enthusiast.

3. La conoscenza reale del target multicanale e delle sue istanze può fare la differenza. Individuare gli ambasciatori del brand e misurare, seppur con metriche che vanno sempre più consolidate, il successo delle proprie campagne diventa un'esigenza fondamentale e allo stesso modo utile all'avanzamento strategico della propria comunicazione. Le Aziende diventano esse stesse media, è importante che siano capaci di fornire: qualità, frequenza, adattabilità, potenziale virale, permeabilità al contenuto di terzi.

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Osservatorio Multicanalità 2009: cosa ne pensano le aziende

Giuliano Noci, Ordinario di Marketing, Politecnico di Milano ha illustrato, durante il terzo intervento della mattinata di oggi, come l'aspetto della multicanalità è vissuto dalle Aziende Italiane. Sono 60 i responsabili marketing coinvolti nello studio e quello che ne viene fuori è un quadro abbastanza variegato.

Ripropongo il mio schema dei 3 temi portanti:

1. Il concetto di Multicanalità è percepito come importante ma ancora ci sono, all'interno delle aziende, lacune informative, poca consapevolezza dei cambiamenti e percezioni strategiche a volte molto vaghe o lontane da ciò che suggerisce il mercato reale.

2. La presenza multicanale non viaggia di pari passo con la dimensione co-creativa, con l'apertura agli individui da parte delle aziende.

3. Non ha più senso ragionare per campagna o per canale. Partendo dall'ascolto occorre procedere a ritroso: capire come i target interagisce e su quello costruire il nostro approccio. Questo porterà necessariamente al cambiamento nel communication mix.

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Osservatorio Multicanalità 2009: il consumatore del futuro

Un passo avanti e dopo aver descritto il quadro dell'utenza internet nel 2009, ecco, nella presentazione di Cetti Galante, Commercial Director di Nielsen, come questa si orienta verso il consumo ed ecco ritornare in campo i 5 cluster di consumatore su cui si è ragionato anche lo scorso anno: Esclusi, Indifferenti, Tradizionali Coinvolti, Open minded, Reloaded.

Il claim di questa edizione “Multicanalità racchiude in sé il doppio atteggiamento nei confronti della multicanalità che vede contrapposti il consumatore e le aziende. Da un lato l’orgoglio dei Reloaded, consumatori multicanale e sociali, fortemente coinvolti e interattivi nei processi di relazione con le imprese, nei blog e forum, che raggiungono quota 8,6 milioni, e degli Open Minded, consumatori multicanale più individualisti e discreti che usano tutte le fonti media per raccogliere informazioni ma non diventano parte attiva, che sfiorano gli 11,8 milioni. Dall’altro il pregiudizio, l’approccio della media delle aziende italiane che cercano di stare al passo con i nuovi trend ma non hanno ancora messo a punto strategie mirate su questi target anche per il delicato tema dell'incontrollabilità di ogni messaggio trasmesso in rete.

Interessante constatare anche qui 3 aspetti importanti:

1. Il flusso migratorio si attiva dai cluster degli Esclusi e dei Tradizionali Coinvolti (quello che identifichiamo come l'italiano medio) verso i Reloaded e gli Open Minded. Due i catalizzatori: la crisi, che impatta sulle abitudini consolidate e la rapida diffusione nella penetrazione delle tecnologie.

2. Un calo della fiducia dell'acquisto su intenet (dovuti ad alcuni casi mediatici di clonazioni e truffe che hanno fatto calare la fiducia dei consumatori) ma al contempo un forte orientamento all'utilizzo di internet per informarsi sui prodotti. Il 22% del campione intervistato cerca principalmente in rete informazioni su prodotti e servizi di interesse.

3. La crescita di 3 milioni in due anni dei consumatori Reloaded e Open Minded che è sempre meno una variabile legata all'età (anche i più anziani si avvicinano alla tecnologia). In attesa di sapere come sarà il consumatore del futuro (se più reloaded o open minded) una cosa è certa: è necessario orientare le proprie campagne di comunicazione non all'hardware, al mezzo, alla piattaforma, ma ai bisogni che il media veicola - svago, info attualità, approfondimento, adv, informazioni orientate agli acquisti, etc - che sono diversi per ciascun cluser.

Un corollario e non meno importate è costituito da altre due riflessioni: una è che la tv resta per tutte le tipologie di consumatore il media prevalente per lo svago e l'altra è la percezione totalmente negativa del messaggio pubblicitario veicolato sul telefonino: troppo invasivo.

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Osservatorio Multicanalità: il consumatore Internet nel 2009

Stamattina c'è stata la "resa dei conti" dell'Osservatorio Multicanalità 2009, il progetto in collaborazione con Nielsen, Nielsen online, Politecnico di Milano e Connexia, che si pone come obiettivo l'analisi dei trend evolutivi del consumatore in relazione alla multicanalità legata all'accesso di massa ai nuovi media.

La Ricerca 2009 in particolare si proponeva di continuare a studiare le tendenza già evidenziate nelle edizioni precedenti (due) e in particolare di analizzare:

◦ la propensione del consumatore alla multicanalità lungo il processo di relazione con le imprese;
◦ il consumo dei media;
◦ il ruolo del Mobile e non solo di Internet lungo tutto il processo;
◦ la risposta delle imprese ai cambiamenti in corso.

Interessante l'intervento di apertura della conferenza di Cristina Papini, Sales & Project Manager di Nielsen Online, che ha condiviso una fotografia degli utenti internet online di cui propongo di seguito le slide sottolineando quelli che a mio avviso sono 3 concetti fondamentali:

1. C'è sempre maggiore convergenza e contaminazione tra mezzi tradizionali e nuovi media con la nascita di una particolare: "dieta mediatica" a seconda dei cluster del consumatore

2. In un mondo "technology driven" che vede una crescita dell'utilizzo di internet e nello specifico dei social media: gli utenti SONO i nuovi media. Esperti, autorevoli e disinteressati offrono in rete una pluralità di messaggi di cui il consumatore tiene sempre più conto.

3. Con 8,5 milioni di navigatori mobile, la socialità passa in misura crescente dal telefonino: sms, mms, internet... connessi sempre, ovunque, con chiunque

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Definire i profili professionali nell'era delle Internet PR


Internet PR e Social Media Marketing. Già prima dell'avvento di questa "branca" del grande immenso e meraviglioso mondo della comunicazione era difficile spiegare a mia nonna che lavoro facessi.
Adesso diventa praticamente impossibile. Per non parlare del caso in cui occorra definire il ruolo vero e proprio di ciascuna neo-figura professionale. Si, perché un conto era quando il responsabile di ufficio stampa veniva definito Account (Junior, Executive, Coordinator, Senior), inglese a parte è tutto molto intuitivo e lineare, altro è dare un nome e formalizzare le figure professionali di un ambito, quello del 2.0, con decine di sfaccettature e sempre in evoluzione.
Cercare in internet fra gli annunci di lavoro del settore è un modo utile per farsi un'idea di qualche definizione più o meno ricorrente. Per redigere una lista di profili inizio da una segnalazione pubblicata qualche ora fa su Mashable che riguarda profili di risorse "Social" ricercati da diverse aziende americane. Ne copio di seguito alcuni più semplici e definibili altri completamente nuovi e difficilmente rapportabili a figure del marketing e della comunicazione tradizionale:


Social Media Marketing Project Manager
Social Media Marketing Specialist
Social Media Marketing Expert
Social Media Business Assistant
Digital Marketing Manager
Social Media Marketing Intern
Head of Community & Social Media
Online Community Manager
Social Media Analyst
Tech Blogger
Web Editor
New Media Coordinator
Web Content Administrator
Online Marketing Associate
Social Media Sales Consultant
Geek Mom Blogger (questa è una figura stupenda, perché rappresentativa dell'attuale contesto web: la mamma blogger specializzata in tematiche tecnologiche)


Aprendo la mia solita parentesi credo meriti una segnalazione particolare un annuncio che definisce alcuni dei requisiti importanti per ricoprire una figura molto operativa e chiede: "Are you an online socialite?" e poi: "Are you a self-starter". Parafrasando: propensione alla "mondanità online" e all'"auto-formazione". FONDAMENTALI! Chiudo parentesi.


Nella pratica molte di queste figure si occupano della stessa attività e forse proprio per questo sarebbe utile uniformare una definizione e condividerla a livello internazionale in modo da rendere chiaro ciò che le agenzie fanno anzitutto ai propri clienti, spesso disorientati da una serie di definizioni eccessivamente articolate e disparate e poi, eventualmente, anche alla nonna del sottoscritto.







A presto

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Ricomincio da 4. Le certezze sui BLOG da portarsi nel 2010

Se ne sono accorti. Adesso non è più un segreto, una voce messa in giro dai nerd o meglio dai geek. Adesso tutti sanno quello che ripetiamo da anni: i blogger sono influenti, i blogger contano. Conosceli, leggerli, dialogarci (badate, non solo informarli) è fondamentale.
Di recende ho letto un post di scenario di Riccardo Stagliano un blogger de La Repubblica molto utile a tracciare un quadro dell'attuale situazione dei blogger nel mondo.
Partendo da questo e integrandolo alle diverse altre notizie sullo stato dell'arte di un universo, la blogosfera, che contiene 150 milioni di blog nel mondo (anche se attivi sono una minima percentuale) penso si possano rilevare, ribadire e condividere 4 caratteristiche o affermazioni o postulati ... 4 COSE insomma circa i BLOG. Ricomincio l'anno da quelle. Ricomincio da 4:

1) I BLOG RENDONO DEMOCRATICA LA COMUNICAZIONE
In diversi casi i blog amatoriali superano quelli di grandi editori, proprio Stagliano cita il caso di Jezebel.com i cui lettori sono superiori a quelli di Style.com. Una buona strategia SEO (ormai si può imparare quasi da autodidatti), lo sviluppo di una rete di contatti strategici (le relazioni migliori e più efficaci sono quelle gratuite) e la qualità e l'onestà intellettuale percepita dei contenuti valgono potenzialmente quanto l'influenza dei budget investiti da un editore. Venendo meno i costi di produzione e distribuzione la potenza di fuoco può essere equiparata, quello che conta è la strategia e l'innovazione.

2) I BLOG SONO STRUMENTI DI BUSINESS
Il linguaggio e i contenuti più informali e meno pubblicitari del blog affiancano quelli ufficiali trasmessi dall'ufficio stampa, dal sito web e dalla pubblicità. Le aziende scelgono i blog per:

  • essere Trasparenti,
  • comunicare da pari con l'utente/cliente in modo immediato e diretto (nessun giro largo o intermediario, zero distorsioni del messaggio),
  • guadagnare la fiducia e costruire un rapporto più stretto e reciproco con il fruitore,
  • mostrare l'innovazione e la capacità di utilizzo dei media di tendenza,
  • gestire parte del customer care analizzando le criticità in modo costruttivo diminuendo e controllando la frustrazione di eventuali clienti insoddisfatti.
3) I BLOG SONO MINACCIATI DALL'OMBRA DELLA CENSURA
Proprio perchè grande strumento di espressione democratica i blog rappresentano in maniera crescente una minaccia per molti paesi che democratici non sono o che comunque affrontano l'argomento in modo restrittivo. Come illustra un post di Un BlogInDue.it nel 2009 si regista nel mondo la morte di un Blogger in prigione, 151 casi di Blogger o cyber-dissidenti arrestati e 61 Blogger aggrediti (cifre accertate ma è possibile che i numeri siano molto più elevati). Da un anno
all’altro il numero dei Paesi colpiti dalla censura online è raddoppiato. Si tratta di una tendenza preoccupante che sottolinea il rafforzamento del controllo esercitato sui nuovi media da parte
dei governi. La Cina popolare è rimasta il censore principale di Internet nel mondo e ad essa si sono affiancati paesi come l’Iran, la Tunisia, la Thailandia, l’Arabia Saudita, il Vietnam, l’Uzbekistan, Turkmenistan che hanno scelto la strada dell’oscuramento sistematico di siti e blogs e della sorveglianza continua dell’espressione online.

4) I BLOG "MANENT"... PIU' DELLA CARTA
E' vero che l'autorevolezza del giornalista che scrive su quotidiani e periodici non è stata soppiantata da quella del blogger, seppure ci siano ormai blogger equiparabili per fama e credibilità. Quello che però succede è che la reputazione di brand, prodotti, persone, servizi sulle testate cartacee ha la tendenza a iniziare il suo percorso verso l'oblimo dal momento della resa dei giornali da parte dell'edicolante, su internet invece c'è chi ancora oggi cerca di far scalare nelle ricerche su Google articoli critici verso di sè scritti anni or sono. Chiudo riprendendo uno stralcio dell'articolo citato in apertura:“C’è stato un cambiamento completo quest’anno” ammette al New York Times Kelly Cutrone, che organizza sfilate dall’87, “Se credo, come pr, di dover tenere gli occhi su qualche ragazzino che scrive un blog dall’Oklahoma tanto quanto su un editor di Vogue?
Assolutamente sì. Perché una volta che qualcosa è scritto su internet non va più via. Ed è la prima cosa che lo stilista vedrà”.

Vins