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[SOCIAL CONTENT] Come decidere cosa postare su Facebook e Twitter: i trend topic.

In alcuni post precedenti ho condiviso alcune suggestioni e qualche suggerimento utile alla compilazione del cosiddetto "piano editoriale" social di un brand.


Oggi aggiungo un'altra piccola importante attività da integrare alle vostre abitudini giornaliere: il monitoraggio dei trend online. In poche parole fate in modo di conoscere e di conseguenza di postare sui temi che ogni giorno gli utenti stanno cercando online o su quelli di cui stanno già parlando. Perché questa attività funzioni è fondamentale una componente: la tempestività.

COME FARE:
Ipotizziamo che siate community manager per un marchio produttore di smartphone.
  1. Individua un tema coerente (anche un po' alla larga) con i contenuti della tua brand page. Per farlo utilizza Google Trends, lo strumento di Google che mostra giorno per giorno i temi più cercati dagli utenti (di seguito il widget importabile all'interno di un sito o gruppo di lavoro online).
    Potrai scegliere tra i temi più cercati quello che cita Il titolo di un film, ad esempio "il cavaliere oscuro" che sarà in onda in prima serata.
  2. Crea un'associazione con un valore o un prodotto del marchio in modo da produrre un contenuto originale.
    Tornando all'esempio, se hai scelto il titolo di un film potresti pensare a come possa essere la visione dello stesso su uno dei modelli di smartphone a catalogo in modo da esaltarne i colori, la risoluzione o le dimensioni dello schermo.
  3. Declina testualmente e graficamente il tutto facendo attenzione ai diritti d'autore.
    Potresti scrivere: "Se la saga del Cavaliere Oscuro vi appassiona provate a portarla con voi e vederla ovunque con il nostro ModelloXX" accompagnando al testo una grafica in cui nel display del vostro modello di cellulare richiamate il mondo dei fumetti o del film in oggetto senza però utilizzare un'immagine protetta dai diritti d'autore.
  4. Postate entro due-tre ore da quando avete rilevato il trend
Chiaramente la stessa dinamica è possibile utilizzarla per l'ideazione di contenuti sia su Facebook che su Twitter con un'aggiunta in più in questo secondo social network, ovvero la possibilità di incrociare ai temi più cercati anche quelli più discussi - grazie ai Trend di Twitter (vedi schermata sotto). In questo modo sarà possibile scegliere in quali "discussioni social" andare a collocare il vostro messaggio ed eventualmente quali utenti citare nel momento in cui il vostro contenuto dovesse essere davvero originale e ingaggiante.


Ultima raccomandazione. Mi raccomando, valutate sempre bene l'opportunità di associare il marchio o i suoi prodotto ai vari temi oggetto dei trend. In passato grandi marchi hanno commesso gravissimi errori cercando di cavalcare con messaggi promozionali discussioni su temi delicatissimi trascendendo nel cattivo gusto e venendo criticati da utenti e mass media.

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[BRASILE2014] 10 Tweet che non potete perdervi dopo la semifinale Brasile - Germania

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[INFOGRAPHIC] Le Pagine Social e i Top Brand per numero di Fan e Interazioni - GENNAIO 2014

In passato ho detto spesso che per scrivere un piano editoriale su Facebook occorre da una parte una buona dose di creatività, entusiasmo e capacità i cogliere l'attimo e dall'altra tanta bravura nel definire una lista di categorie adeguate a cui attenersi in fase di ideazioni dei contenuti del piano editoriale. Nel post [SOCIAL VISUAL] Come usare la creatività per produrre 730 post all'anno trovare alcuni suggerimenti, altri sono nel post: . [SOCIAL CONTENT] Gli "How to", Snapguide e il nuovo canale Helpouts di Google. Altri ancora sono in arrivo. Intanto però resta valida l'indicazione generale sul guardarsi sempre attorno e studiare le case history per settore a livello di pagine e anche singoli contenuti che periodicamente s'impongono al top delle classifiche. Socialbackers ne tiene sempre traccia.

Ecco un po' di dati sull'andamento dei profili di brand su Facebook, Twitter e You Tube in Italia.

Nella prima chart appare evidente il gap tra facebook e gli altri due social network in quanto a numero di Fan/Follower medi per brand, mentre un'altra indicazione utile a farsi un'idea è sulla media mensile di post per ciascuna delle top 20 page. Per ognuno dei 40 post medi mensili su Facebook ce ne sono 4 corrispondenti su Twitter. Insomma un bel lavoro quello di gestire i cinguettii ogni giorno.
Per quanto riguarda i settori quello dei beni di consumo risulta il più "attraente" per numero di fan seguito dal fashion e dal mondo e-commerce.
Ma la potenza, lo sappiamo, è niente senza il controllo per cui al di là di rilevare il doppio primato di Nutella per numero di fan Facebook, di Valentino per numero di follower su Twitter e di L'Oreal e Pupa su You Tube per numero di Visualizzazioni e per numero di Iscritti al canale le metriche sull'engagement rate ci parlando di una grande, anzi grandissima, capacità di attrarre interazioni anche da parte di altri Marchi.
Su Facebook infatti la pagina di Algida è quella che attira di più i fan all'azione ma attenzione a non farsi ingannare nel valutare questo parametro necessariamente e sempre come positivo. In questo caso ad esempio il caso Winner Taco con la mobilitazione di migliaia di utenti in azioni di post bombing sulla pagina alla disperata richiesta di far rientrare in commercio questo gelato occupa 99,9% delle azioni. Al secondo posto nella graduatoria per numero di azioni dei fan sui post pubblicati c'è Pomellato con un tasso superiore al 4% (considerate che la media è di 0,21%), in questo caso positivo considerando la mancanza di commenti critici. Probabile però l'investimento economico in promoted post dal momento che nel mese seguente le interazioni tendono a scemare.
Sul fronte risposte agli utenti i leader sono gli operatori telefonici: Tim, Vodafone, Wind e 3 insieme a Poste italiane in grado di gestire una mole di commenti davvero elevata.
Infine tra i post singoli con il maggior numero di interazioni stacca tutti l'azione di Ferrero sulla pagina Pocket Coffee. In base al numero di condivisioni avvenute sul post dell'epifania, ben 17 mila, sembrano elevate le possibilità statistiche che abbiate trovato nella calza qualche cioccolatino al caffè.

Insomma forse ora avete una mappa di riferimento un po' più chiara. Continuate a monitorare questi dati e le pagine da cui arrivano in modo da farvi ispirare o da ritrovare il giusto feeling con i fan delle vostre pagine.

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[INFOGRAPHIC] 2013, un anno di Digital Marketing

Cosa è successo nel Marketing Digitale quest'anno?

Ecco un rapido riepilogo in Infografica. Dal successo di Vine alle iniziative legate al black-out del Super Bowl passando per acquisizioni varie da parte dei giganti del web come Amazon e Yahoo. Ritiri e nuovi prodotti di Google, Microsoft ed Apple. E ancora... i video di Instagram e le funzioni pubblicitarie lanciate da Facebook, Twitter, Pinterest. Il successo del mobile e le regolamentazioni anti-spam per le comunicazioni verso i cellulare. L'esplosione del real time tweeting durante gli show televisivi.... e infine le grandi speranze riposte sulla crescita del mercato e-commerce.

Per chi c'è stato e per i posteri che si chiederanno che cosa è successo in questi 12 mesi senza avere il tempo di leggersi 1200 post di mashable e compagnia ecco un bignami.

2013 Recap Infographic

This infographic is brought to you by ExactTarget.


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[INFOGRAPHIC] I migliori canali Social dei Brand Moda Lusso

In questa infografica Unmetric confronta i brand top del settore Moda Lusso in quanto a performance quali-quantitative dei canali social.
Diversi i parametri per valutare i brand, dal banale numero di fan/follower/subscriber alla percentuale di engagement e ai tempi di risposta del agli utenti. Insomma un analisi accurata dalla quale emerge come success story social quella di DIOR che si piazza alla grande nella chart generale di Facebook (al terzo posto), Twitter (al primo) e You Tube (al primo sia per numero totale di views che di iscritti al canale e di Viralità dei video), Engagement Rate Facebook (al secondo posto).
Quelli di Dior appaiono nel settore dei maestri da imitare e da cui imparare soprattutto in ambito Video con un canale sempre molto aggiornato con contenuti spesso semplici dal punto di vista creativo ma sempre molto curati ed evocativi lato regia e fotografia.

Non di solo Dior vive il lusso ovviamente con grandi esempi di performance social che arrivano anche da: Luis Vuitton, marchio con il miglior Facebook Engagement e Burberry che storicamente è uno dei brand più presenti ed efficaci in quest'ambito.
Infine interessante il grafico sulla Content Strategy che premia come contenuto con il maggior interesse suscitato quello riguardante le nuove collezioni ma che mostra come siano davvero tanti gli spunti che i marchi propongano ai propri fan: dai post di prodotto (contenuto con il maggior numero di post) alle domande rivolte ai fan, dale campagne pubblicitarie ai contest passando per la CSR, gli eventi e il coinvolgimento di testimonial famosi.

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[INFOGRAPHIC] 2012, un anno di Social Media

L'arrivo di Pinterest, il dominio di Facebook su G+ e il suo flop in borsa, l'acquisto di Instagram e il suo boom di utenti, il successo dei Tweet televisivi e del profilo del Papa, la conferma di LinkedIn, il tormentone del GanGnam Style... Per chi quest'anno si fosse perso qualcosa o per chi ha la memoria breve ecco un'infografica che riassume mese per mese tutti i principali avvenimenti del mondo "Social" del 2012. Una rapida carrellata utile a capire quali trend sono stati cavalcati con successo e a ipotizzare le nuove derive digitali del 2013. 
Noi siamo pronti a iniziare il nuovo calendario. Dal muro però non toglieremo questo, guardarsi alle spalle aiuta a scegliere meglio.

E con questo auguro a lettori affezionati e casuali inciampatori di google SERP un BUON ANNO! 



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[BAD PRACTICE] Un Follower non è un Fan. Il caso Twitter di Job24

C'è una cosa che da sempre cerchiamo di illustrare ai Brand che scelgono di aprirsi al mondo Social: Essere social significa cambiare prospettiva rispetto alle attività di comunicazione/promozione. Usiamo parole come: trasparenza, comunicazione bidirezionale (o meglio relazione), rispetto delle opinioni, apertura alle critiche, etc..

Insomma stressiamo al massimo il punto secondo cui non si possono utilizzare canali Social con un'idea tradizionale di comunicazione che va da uno (l'azienda) a molti (i consumatori). Lo facciamo per non trovarci in poco meno di mezzo secondo dall'apertura di Pagine Facebook o profili Twitter in bufere mediatiche che l'Uragano Sandy in confronto sembra una brezza.

Ecco, noi, i consulenti/comunicatori da una parte e loro, le aziende, dall'altro.
Ma cosa succede quando a usare i social è un professionista dell'Informazione? Ci si aspetta che, al pari di un consulente conosca il mezzo che utilizza e le logiche che lo governano. Ci si aspetta che lui per primo contribuisca a un'evoluzione positiva e a una diffusione delle potenzialità dello stesso. Insomma, nel peggiore dei casi si può ammettere un uso standard del mezzo che magari per mancanza di tempo viene  interpretato come strumento per un'allargamento del pubblico piuttosto che come un luogo in cui poter imparare e arricchire i contenuti dell'informazione diffusa.

Ci si aspetta tutto tranne di assistere a una zuffa digitale (seppure con qualche tono sarcastico e citazioni di livello). E' quello che è successo ieri sul profilo Twitter di @Job24 de Il Sole 24 Ore di cui la giornalista social oriented scivola inizialmente in critiche a un utente che cita l'account del Sole in un suo Tweet e poi persevera nell'errore trasformando un dialogo che potrebbe essere costruttivo e mostrare l'apertura di una delle prime testate nazionali in un esempio di quello che non bisognerebbe mai fare online.

Un riassunto di quello che è successo in un minuto di slide Storify:


In seguito online si è scatenato un tormentone fatto di citazioni più o meno cortesi, ironiche, paradossali, fatto di post, articoli con un esercito di analisti scatenati contro la faccia social del Sole.


Mi verrebbe da minimizzare. Sappiamo che su Twitter è complicato riassumere tutte le sfumature di un messaggio in 140 caratteri, è impossibile fare lunghe premesse e mettere le mani avanti, è difficile esprimere critiche mostrandosi comunque aperto alle contro-critiche, e via dicendo. Ma forse proprio per questo è fondamentale fare tesoro di casi come questo (e non è il primo) per pensarci su 10 volte prima di ribattere in maniera troppo forte e decisa a un'eventuale critica. Altro insegnamento: non è importante chi ha più follower quanto (proprio in relazione dei tanti follower) la numerosità del pubblico che assiste a una conversazione. Follower non è sinonimo di FAN (per quanto a molti sembri così) ma solo di qualcuno che è interessato a leggere i miei contenuti e se faccio scivoloni è il primo a notarli e a espanderne la portata. Un follower, se mal gestito, diventa cassa di risonanza e non avvocato difensore.

Signori, l'udienza è tolta. Almeno per oggi.

(p.s.: Ringrazio la mia amica Giulia per la segnalazione del caso. Non vorrei finisse che mi insulta su Twitter e sarei costretto, secondo le "Teorie Predicate", a rispondere in modo conciliante)

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[APP] Hashtagraphic e la produzione di contenuti social

Io sono tra quelli che mixa rientro morbido e frenesia creativa da cervello riposato. In questi giorni sto collaudando un po' di tool in vista dei nuovi progetti digital in ballo. Ieri è stato il momento della chat social di Branch, oggi invece mi sto concentrando su qualche app che permetta di rispondere immediatamente a quei clienti che sostengono scettici di fronte a una proposta di attività social: "io non ho molto da dire".

Un modo interessante per mostrare quanto sia facile creare contenuto arriva da Hashtagraphic, un'app gratuita che aggrega all'interno di un'infografica i post Twitter e Instagram associati a uno specifico hashtag. L'intuizione è quella utilizzare un'applicazione simile per creare materiale tipicamente "social" in pochi clic partendo da contenuti già esistenti ma normalmente disposti in modo sparso nei social network.
Un esempio pratico: in questi giorni sto lavorando a un progetto per una multisala cinematografica. Immaginate cosa si possa fare in termini di contenuti aggregando i tweet degli utenti che rispondono alle call to action sui film tematici o che twittano mini-recensioni su specifiche proiezioni.

Ecco un esempio simpatico con la declinazione calcistica di titoli di film celebri.

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[SoLoMo] Il Pay per Share funziona?

Oggi riflettevo su quanto, analizzando diverse iniziative di marketing, emerga la tendenza crescente al pay per share come modalità per collegare marketing fisico e marketing digitale. Ci tengo a distinguere questo termine, ancora poco utilizzato, con il Pay per Post, termine usato spesso per descrivere modalità di finanziamento dei blogger. Il concetto generale è molto semplice: premio il singolo utente istantaneamente se genera passaparola sul mio brand o il mio prodotto.

Due le modalità di premiazione su cui viaggiano i vari progetti realizzati fino ad oggi:

  • La prima è quella legata alla semplice condivisione di un contenuto su uno o più dei propri canali social. Basta la condivisione e ricevi un benefit.
  • La seconda, con un criterio più di tipo lead, premia in base all'effettivo potere di engagement che la condivisione ha verso il network di contatti dell'utente coinvolto. Devi portarmi nuovi fan, clic, clienti altrimenti niente benefit.
In questo post condividerò case history e riflessioni sulla prima delle due, quella che richiede uno sforzo minore all'utente e premia in maniera indifferenziata. Tra le tante iniziative basate su questa dinamica un esempio recente è legato a BOS (marchio di un Tè freddo) che ha lanciato un distributore automatico alimentato a Tweet. Basta citare il marchio con un "@bos" e inserire l'hastag "#BOSTWEET4T" e il distributore eroga un campione gratuito di Ice Tea BOS.

 Iniziativa identica, presentata al Dublin Web Summmit dell'ottobre scorso, fu lanciata in Irlanda con il "Tweet Cafè" di ESB Elecric Ireland.


Su questa linea la prima modalità a essere stata interpretata a loro modo da vari brand era stata quella della scontistica riservata agli amanti del check-in esplosa in concomitanza del lancio di Facebook Places ma poi dimenticata da brand e sopratutto utenti.
Lo scorso anno Fourquare, attraverso una partnership con America Express, aveva provato a rendere più discreta l'erogazione dello sconto legato al Check In. Senza la necessità di mostrare il proprio smartphone con il check-in a commessi e cassieri vari per ottenere sconti sarebbe stato possibile allineare la propria carta di credito e il proprio profilo foursquare in modo da vedersi riaccreditare l'importo dello sconto subito dopo l'acquisto del prodotto. Chiaramente tutto a seguito del check-in (ne aveva parlato nel suo blog Pietro Pastorelli). Un mese fa l'iniziativa è sbarcata in UK ma non si conoscono i piani di diffusione al resto dell'Europa, ammesso che ci siano.
La sensazione è comunque che la dinamica dello sconto legato all'azione della geolocalizzazione ancora non abbia preso piede. Un anno fa il fallimento di Facebook Deals testimoniò il primo grande flop di questa modalità. Ma i marketer non demordono.

Per ora io mi pongo una serie di domande sperando di riuscire a dare qualche risposta nei prossimi post: è possibile che questo tipo di collegamenti tra il mondo fisico e quello social virtuale incentivati da meccanismi di premi e scontistiche entrino a far parte delle abitudini dei consumatori? Bisogna considerarle solo un buon modo per girare filmati viral da parte delle creative agenzie di Marketing e comunicazione? Cosa è stato sbagliato fino ad oggi, quali elementi non stiamo valutando?

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[#Hashtag] Top 10 dei Trend Twitter - volume 2 (cazzate dal web)

Dopo il successo della classifica dei Tweet più cazzoni del mese scorso ecco la top 10 di questo mese. Tra i temi scelti: La fine del mondo anticipata al 5 Giugno (secondo alcuni studiosi dei Maya), il Papa in visita a Milano, il CineVaticano con le declinazioni ecclesiastiche di pellicole storiche e la debacle dell'Italia di Calcio nell'ultima amichevole prima degli Europei. Come nel volume 1 procediamo a ritroso questa classifica stilata da un team di esperti.

HASHCHAT
#10. johnny palomba @johnnypalomba

il diacono veste Prada #cinevaticano
#09. Cristiano Chesi @CristianoChesi
Million dollar Papa #cinevaticano

#08. johnny palomba @johnnypalomba
#cinevaticano vieni avanti pretino

#07. johnny palomba @johnnypalomba
#cinevaticano la 25a suora

#06. SimoSerpe @SimoSerpe
Forse da MediaWorld era meglio se non ci credevo e mi facevo fare subito lo sconto! Essere positivi non paga. #ItaliaRussia

#05. la fine del mondo è stata rimandata alla chiusura dei lavori della salerno-reggiocalabria. #mayarrendersi #lestradeimayasonoinfinite

#04. Umberto Romano @Umb80
Tre preti sopra il cielo #CineVaticano

Giunti al Podio...

#03. Erik #10FM @erikgiancaspro
Finalmente #Ligabue ha la sua risposta. Alle 5.45 caro, alle 5.45.#finedelmondo #Mayarrendersi 


#02. Claudio Calicchia @claudiocalicchi
Milano per l'arrivo del Santo Padre Benedetto XVI ,era stata blindata.Ma lui è passato lo stesso.

Rullo di tamburi... and the Winner is

Secondo i Maya non ci sarà 2013, secondo Apple ci sarà il 2012S.#Mayarrendersi

Premio della critica
Fatti in casa:
@VinsDellolio 
  • o mamma.. sono emozionatissimo, è la mia prima fine del mondo #Mayarrendersi
  • non scherziamo, nessuna fine del mondo anticipata, ci sono gli Europei di Polonia e Ucraina #Mayarrendersi
  • Gaysbusters #cinevaticano
Alla prossima Compilation di Minchiate. Torno ai post seri, o presunti tali.

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[#Hashtag] Boom social e confronto generazionale su Twitter. Il caso Justin Bieber

Justin Bieber, prima o poi dovevo analizzarlo. A prescindere dalle preferenze musicali di ognuno che lo si voglia o no è una Social Born Star.

La sua pagina Facebook con oltre 43 milioni di fan è la 14a pagina Facebook con il maggior numero di fan a livello mondiale (6a se restringiamo la gara al solo mondo musicale). Per darvi un'idea dei tassi di crescita di un fenomeno social del genere, solo oggi ci sono stati 38 mila fan in più. Chi fa il mio lavoro sa quanta fatica creativa, relazionale e investimento pubblicitario occorre fare per raggiungere un numero simile e la maggior parte delle volte quello che in questo caso avviene in un giorno soltanto per i nostri clienti (aziende medie e grandi) in media è un obiettivo semestrale.

Su You Tube ha due canali ufficiali (evidentemente uno era troppo poco): un canale ha 1 milione e 488 mila iscritti e un totale di 419 milioni di visualizzazioni. L'altro, ha altrettanti iscritti e qualcosa come un'inimmaginabile cifra di 2 miliardi e 500 milioni di visualizzazioni.
Il suo video più visto arriva a quota 740 milioni di views (nella top 20 di sempre di You Tube), un video condiviso oltre 15 milioni e mezzo di volte su facebook e integrato in 9 mila e 400 post all'interno di vari blog (fonte: Viral Video Chart). 



E questa star nativa del web ha già da qualche anno fan altrettanto nativi digitali. Un esercito composto quasi totalmente da ragazzini (ragazzine). AdPlanner stima che almeno il 50% dei visitatori del sito di presentazione del suo ultimo album hanno meno di 24 anni e addirittura il 100% dei navigatori del sito che raccoglie i suoi fan è sotto i 18. Una generazione che ha imparato ad usare i social network praticamente insieme all'utilizzo della parola.

Ed ecco che il boom sbarca anche su Twitter, una piattaforma che da qualche mese viene identificata come matura per il mercato di massa italiano ma comunque riservata a un pubblico di età e status sociale medio alto.
Tutt'altro se a 2 ore dalla pubblicazione del suo twit di maldestro e banale saluto all'Italia questo è stato condiviso 18.400 volte e al primo e al secondo posto dei trend twitter appaiono hashtag dedicati a lui.



Mentre fuori dal portone di casa mia (abito di fronte l'Alcatraz, il locale Milanese che lo ospita nel pomeriggio) si consumavano le urla di flotte di ragazzine, il delirio si è diffuso anche online:

team jellen. ‏@myidolisbiebs magari non l'ho visto, vorrei solo che @justinbieber sapesse quanto lo amo e che mi dispiace non essere lì. ma non mi noterà mai su twitter.

godmez. ‏@xmamacitaswag sto piangendo,non posso credere che sei a pochi kilometri da me@justinbieber .

aai tuuuns :3 ‏@imjustmeMar non chiedo tanto ho solo bisogno di un suo abbraccio @justinbieberti giuro,io saro' li la prossima volta fosse l'ultima cosa che faccio

Assolutismi e deliri che arrivano fino alle verità universali come queste:

bieber as happiness. ‏@belieberendless La cosa triste e che ALCUNE persone non si rendono conto di quanto siano state fortunate oggi nel vedere @justinbieber

Ma ecco emergere anche il contrasto generazionale con il sarcasmo di adulti e genitori valicare le mura di casa ed estendersi sul web:

Riccardo Scandellari ‏@skande Massima solidarietà alle popolazioni milanesi martoriate dall'arrivo del Papa e ora pure da @justinbieber a San Siro

piero pompili ‏@pieropompili da voglio sposare Simon Lebon a voglio sposare @justinbieber si stava meglio quando si stava peggio

Francesco Dipo ‏@Dipoweb Hola gente! Chi mi aiuta a scegliere un lanciafiamme da comprare per stasera? #justinBieber

Stasera che sia dal vivo o sul web non vivrò né il fenomeno mediatico Canadese né quello che ho chiamato il concerto del Papa che dopo San Siro è diretto a Campovolo (manco Ligabue). Il mio unico Hashtag depurativo sarà #pizzaaipeperoni.

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[#terremoto] 2 Giugno e Groupalia: La deriva demagogica dei Social Network

Mi spiace dover scrivere nuovamente per un motivo doloroso che ha poco a che fare con quello di cui parlo in questo blog.
Stamattina a vibrare per la sveglia non è stato il cellulare come di consueto ma nuovamente tutta la stanza. Il terremoto. Di nuovo. A pochissimi giorni di distanza quando ancora non si era finito di contare i danni delle prime scosse eccone un'altro sciame sismico, potentissimo. Morti, feriti, crolli.
In mezzo a tutte queste faccende seguo sprazzi di conversazioni in TV, radio e Internet.
Su Facebook e Twitter, mi colpiscono due mobilitazioni. Una è quella di chi suggerisce di spendere i soldi della prevista parata del 2 giugno per aiutare le popolazioni terremotate. L'altra è quella degli scandalizzati per un Tweet di Groupalia (accompagnato da altri di aziende meno note) che propone un viaggio low cost a Santo Domingo per fuggire dalla paura del terremoto.

A primo sguardo, sia la mobilitazione contro lo sperpero di soldi del 2 giugno che contro un marketing becero come quello che a distanza di pochi minuti fa leva o ironizza su una tragedia sembrano lodevoli.

Qualcuno fa subito riferimento al potere della rete. Alla presa di coscienza di massa che nasce dal passaparola online.

Io, forse perchè mi ostino a non fermarmi al primo sguardo, vedo qualcosa che definisco "Deriva demagogica dei Social Network".


Mi spiego. E' evidente che al 29 Maggio gran parte dei soldi destinati per l'organizzazione della parata del 2 Giugno siano già stati spesi. Chiunque abbia organizzato un evento conosce il concetto di caparra, anticipo, clausola rescissoria, etc... Ad ogni modo quei soldi non basterebbero che a una parte infinitamente piccola rispetto a quanto necessario per rimettere in piedi le zone colpite. Possibile che non ci sia qualcuno che prova a informarsi prima di travestirsi da ministro dell'interno o da presidente della repubblica e generare randomicamente soluzioni? Intanto che me lo chiedo l'hashtag #no2giugno è al secondo posto tra i trend Twitter proprio dietro #terremoto

Caso Groupalia, dopo poche ore dalla messa online del Tweet dello scandalo l'azienda si è prima scusata e poi, attraverso la voce del Country Manager Andrea Gualtieri, ha comunicato la decisione di devolvere un euro per ogni vendita effettuata nella giornata di oggi. 


Evidentemente alla "rete" questo non basta e non solo non è disposta a perdonare il gesto attribuito all'inesperienza di un giovane dipendente ma ci va giù duro anche nei commenti successivi alle scuse. "Iene", "sciacalli", "merde", "imbecilli", "penoso", "infamia" ... queste sono solo alcune delle parole utilizzate dagli utenti che hanno commentato il tentativo di redenzione dell'azienda. Gli addetti ai lavori invece fanno analisi tecniche: "probabilmente l'azienda non conosce le regole del social media marketing", "non inserite hashtag #Groupalia ma #GroupaliaFAIL"... etc. etc..
A ognuno la sua porzione di "leone vecchio". Esatto, perchè mi ricorda un documentario in cui i classici ruoli Predaotre-preda si ribaltano e una mandria di bufali uccide e divora un leone claudicante e denutrito. E' quello che accade ora.

Nel gioco del tutti contro uno i social network diventano un'arena in cui ognuno può dire la sua e se è uguale a quella di molti altri acquista forza e credibilità. Massa e potere, diceva Elias Canetti. E come in tutti i casi di crisi ecco emergere la figura del capro espiatorio, quello che deve pagarla per tutti a prescindere dal ruolo che egli abbia nelle vicende.

Siamo tutti disperati per un fatto simile, per un avvenimento che ci colpisce da vicino (e a molti in prima persona) ma una gran parte di persone non si focalizza sulle informazioni, sugli aiuti, sull'analisi dei fatti e delle situazioni ma sposa la ben più irrazionale e istintiva sete di giustizia.

Scandalizzarsi e twittiare contro la parata del 2 Giugno o contro uno scivolone di buon gusto ed etica di chi cerca di cavalcare un trend di conversazione online non è sbagliato. Assolutamente. E' invece indecente che le stesse persone non riescano ad elevare il proprio grado di coscienza critica twittando e protestando altrettanto rabbiosamente per sprechi ben più gravi e sistemici da parte dello stato (rispetto alla parata del 2 Giugno) o per sciacallaggi molto peggiori e deprecabili come quelli di Balducci, Anemone, Piscicelli, e compagnia nella vicenda de L'Aquila.

Il potere della rete esiste ma anche un gran senso di superficialità nel come viene utilizzato. 140 caratteri, un hashtag "#", un'emozione più forte delle altre e parte la fiammata. Il problema è che da quello che vedo e provo ad analizzare praticamente dopo una settimana quello che resta sono soltanto macerie. In tutti i sensi. Solo sconfitti.


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[#terremoto] Live from Twitter

Eccolo, il momento che aspettavo per vedere se anche gli utenti italiani sono pronti al live twitting degli eventi.

Qualche minuto fa una scossa di terremoto in piena notte. Sono le 4 quando il soppalco mi si muove sulla testa. "Dio non farlo cascare". Lassù qualcuno ascolta.
Passato il momento in cui si riscopre la fede torno con i piedi per terra e cerco di capire cosa è successo. Niente in tv e sui media.
Su Twitter il finimondo... Scopro che a Venezia, Firenze, Padova, Bologna... Hanno ballato come me. La rete è sveglia e lucida.

Cliccate per seguire i tweet live.


agiornamento del giorno dopoOvviamente, dopo aver appreso i dettagli sulla cronaca avrei di gran lunga preferito un'altra occasione per un test sulle abitudini degli utenti online. Chiarimento scontato ma doveroso.

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[#Hashtag] Top 10 dei Trend Twitter - volume 1

Inizio oggi la rubrica dedicata agli esercizi di copywriting più creativi che popolano Twitter. Non c'è nulla di strategico a questo giro, solo amore per il genio (o quello che a me sembra tale). Dei vari hashtag che popolano twitter in questi giorni ne ho scelti 7 e riguardano tre notizie di cronaca: il malore di Andreotti, la laurea albanese del Trota, la rissa Delio Rossi-Ljajic, e 4 temi creativi dal titolo: #filmdavecchi, #seiMayahannoragione, #aimeitempi e #cèlacrisidelcinema 
Andiamo a ritroso.

HASHCHAT
#10. Terra2: Trota, ti hanno fregato. In Albania per 120mila euro potevi comprarti tutta l'università.
#09. Guido BrunelliPrima regola di Delio Rossi: non parlate mai di Delio Rossi.
#08. 140 Caratteracci™:   non esistevano le Milf
#07. Donna Chisciotte:  2012 Odissea nell'ospizio 
#06. marco:   muoio lieto che la mia banca non riceverà gli altri 25 anni di mutuo.
#05. Luciano:  Noi, i ragazzi dello zoo di Fasano 
#04. Don Diego de la Sopa:  questo giro, a capodanno, offro io!

Il podio:
#03. maledettafaina: Notte brava a Las..pezia 
#02. johnny palomba: Destro " so che mi vuole fortemente Delio Rossi" 

And the winner is..
#01. johnny palomba: Il diavolo veste Zara 


PREMI SPECIALI
Premio della critica:
Antonello Chieca:  è la conferma che twitter odia la grammatica, dove sei?
Ghost Track: 
L'ideota: #Andreotti ricoverato per un malore. La prognosi sarà sciolta nell'acido
Fatti in casa:
@VinsDellolio 

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[TREND] Alfa Romeo sposa lo stile degli UGC girando lo spot con l'iPhone

Due giorni fa, commentando i dati di una giornata tipo su internet, riflettevo sull'incredibile mole di materiali multimediali di cui ogni utente fruisce in modo frammentatissimo da varie fonti.


Questo mi ha portato a pensare che la comunicazione dei brand punterà sempre più verso la diversificazione e la frequenza del contenuto che verso la qualità e l'effetto speciale. Dai video viral di You Tube, ai Pin di Pinterest, dagli status Facebook ai cinguettii di Twitter tutto è fruito dal pubblico in mini-slot di pochi secondi. Tutto diventa vecchio prima che il gallo canti 3 volte (forse una). Vale la pena dunque spendere centinaia di migliaia di euro ad esempio per uno spot che verrà visualizzato nell'arco di una settimana da qualche decina di migliaia di utenti online e poi cadrà nell'oblio? La qualità dunque è ancora il tratto distintivo di un prodotto di alta gamma?

Una risposta, sebbene parziale, arriva da produzioni low cost (almeno dal punto di vista stilistico) come questa dello spot di Alfa Giulietta girato interamente con dispositivi iPhone. Guardare questo video è come guardare uno dei tanti video UGC postati su You Tube o Facebook da amici e parenti. Paradossalmente diminuendo la qualità sembra aumentare il grado di realismo a cui associamo immagini di questo tipo. Così uno spot di per sè mediamente originale sembra attrarre più di prima grazie a uno stile che ci è familiare.

Questo non significa che tutti gli iPhone addicted siano paragonabili a cameramen professionisti e che gli spot di domani saranno girati in questo modo. Sicuramente, oggi più di prima le scelte di come spendere il budget digital tengono molto più presente: ciclo di vita, stile del pubblico e abitudini quotidiane del mondo online.

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La Rede Social en Argentina (il social media mArgentin)

A quei pochi, o molti, chissà, che capitassero sul blog in questi giorni e si chiedessero che fine ho fatto...

Sono in Argentina per qualche settimana. Due mesi per fare il conto esatto. No, non sto cercando nuove strategie per il social media marketing, avrei sbagliato latitudine del continente americano. In realtà l'affermazione è vera ma anche parziale parlando di "rede social", come la chiamano qui, Tra un trekking, una scalata e i milioni di panorami Patagonici che cerco vanamente di intrappolare con qualche applicazione fotografica del mio iPhone ho avuto modo di accorgermi che siamo tutt'altro che in un paese "social"mente arretrato. Connessione Free wi-fi ovunque, in moltissimi locali, per strada, in qualunque albergo, etc; il logo di Facebook in bella mostra sulle vetrine di tantissimi negozi che invitano a diventare fan della propria pagina ufficiale, nelle pubblicità di molti prodotti e nei sottopancia dei principali telegiornali nazionali (li anche Twitter e You Tube). Questo è il quadro e, a seconda che si possa definire positivo o no, sicuramente siamo in un paese molto più "connesso" del nostro, abituato a incrociare vita reale e virtuale, internet e tv, informazioni ufficiali e informazione diffusa.

Qualche giorno fa, pero esempio, una vera e propria tormenta ha allagato e in qualche caso devastato quartieri di Cordoba, ponendo forte allerta anche a Buenos Aires. Il canale delle news, corrispettivo del nostro Rai News 24, aggiornava gli spettatori grazie ai commenti postati dagli utenti (pseudo-reporter dalle varie città limitrofe) sul proprio profilo Twitter.

È un paese pieno di contraddizioni, questo (e quale non lo è?), in cui la ricchezza procapite suggerirebbe di attendersi una minore attenzione agli aspetti digitali a vantaggio di una maggiore "concretezza". Ma forse è proprio qui che, dopo anni di lavoro dietro le strategie, le innovazioni e i pipponi digital-sociologici sui social media, comprendo il senso più autentico del potere e del cambiamento essenziale che queste dinamiche hanno sul tessuto sociale di un paese. Pensare a un paese meno ricco del nostro e per questo più lontano dall'universo delle innovazioni digitali sarebbe come supporre che una persona meno ricca debba necessariamente parlare meno di una più abbiente (termine che non ho mai capito ma che uso comunque).

Insomma, forse ci sono meno smartphone, forse foursquare non fa impazzire la gente in gare di Majorship di bagni pubblici, parrucchieri e autolavaggi ma sicuramente l'idea che online si possano raggiungere tantissimi luoghi e una moltitudine di persone è molto radicata.
Un passo indietro, a onor del vero, resta il settore dei servizi. Se per assurdo (ma nemmeno tanto) domani decidessi di vivere in questa nazione è li che proverei ad offrire la mia abilità di strategist (non ridete). Vediamo se la Presidente Cristina stanzia dei fondi per l'innovazione, altrimenti sarò costretto a tornare da voi.

Con una lezione in più però, che male non fa.
Saluti.

Vins