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[INFOGRAPHIC] GDO e Social Media. Lidl, Carrefour e Conad le best practice da imitare.

Scegliereste un supermercato in base a quanto è bravo a comunicare su Facebook? Forse no, magari ci andate semplicemente perchè è il più vicino a casa vostra o perchè propone prodotti o prezzi migliori degli altri. Partendo da questo punto fermo però è innegabile che nel tempo inizierete ad affezionarvici, che in qualche modo le offerte, le suggestioni e tutti i messaggi che possono arrivarvi dai suoi canali online potranno influenzare le vostre scelte di consumo.
Basterebbe questo a motivare agli occhi di un'insegna della Grande Distribuzione Organizzata l'investimento in Social Media Marketing. Eppure non tutti la vedono allo stesso modo e a best practice di settore si alternano altri casi che mettono in luce player ancora poco convinte dell'utilità del Social nella propria strategia Marketing.

L'“Osservatorio Brands e Social Media”, realizzato da Digital PR e OssCom – Centro di ricerca sui media e la comunicazione dell’Università Cattolica ha da poche ore pubblicato i risultati salienti del sui studio dedicato alla GDO ed eccoli tutti riassunti in un'infografica.


Dai dati sembra primeggiare Lidl a livello di volumi di utenti raggiunti online (pensate che la pagina Lidl Italia su Facebook registra oltre un milione di fan) anche se Carrefour Italia, che ha solo un decimo del numero dei fan del suo competitor, è in assoluto il brand più completo a livello di presidi con un canale Twitter molto attivo e rilanci di tweet degli utenti e contenuti dedicati ai supermercati locali come questo:
Interessante valutare la tipologia di posting di entrambe queste insegne (vi consiglio di dare un'occhiata anche agli altri marchi).
Carrefour alterna molto taglio e creatività dei contenuti passando da contenuti a marchio carrefour molto generici rispetto ai brand di prodotto e pubblicati allo scopo di raccogliere "like" (vedi la banana split) ad altri più giocosi ma che presuppongono un commento fino ad arrivare al rilancio più esplicito di prodotti dei marchi presenti a scaffale.



Più "aggressiva" e forse premiante dal punto di vista della sostanza la strategia di Lidl che presenta si contenuti giocosi (vedi il quiz di seguito) ma che li alterna maggiormente con altri che evidenziano obiettivi di passaparola (vedi il post che mette in palio il box Stikeez, anche se in questo caso sembra un po' rischioso mettere in palio un premio senza che l'iniziativa sia configurata come concorsuale con ) o addirittura di vendita seguendo la modalità della promozione tradizionale via TV e volantino e declinandole in visual ad hoc. 




In questo senso il top di settore a livello di produzione di contenuto sembra essere rappresentato da Conad Italia con post Facebook di altissima qualità e un giusto mix di intrattenimento e promozione. Unica nota debole forse la frequenza di pubblicazione limitata a un contenuto al giorno ma che in un settore come questo potrebbe essere di molto superiore.



Tirando le somme direi che sono tre le considerazioni da fare a seguito di questa rapida Analisi: 
  • Il Social Media Marketing ha conquistato anche l'attenzione di gran parte della GDO ma ancora sembrano essere solo alcune le insegne che puntano in maniera decisa e sfruttano al meglio le opportunità offerte dai canali online.
  • Gli utenti online da un supermercato si aspettano tanto contenuti slegati dall'aspetto commerciale quanto quelli più tipicamente associati alle comunicazioni da volantino (seppure riadattate).
  • Sono ancora del tutto assenti alcune grandi insegne come Esselunga, PAM, Penny Market, In's, Unes, Gigante.

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[INFOGRAPHIC] Le Pagine Social e i Top Brand per numero di Fan e Interazioni - GENNAIO 2014

In passato ho detto spesso che per scrivere un piano editoriale su Facebook occorre da una parte una buona dose di creatività, entusiasmo e capacità i cogliere l'attimo e dall'altra tanta bravura nel definire una lista di categorie adeguate a cui attenersi in fase di ideazioni dei contenuti del piano editoriale. Nel post [SOCIAL VISUAL] Come usare la creatività per produrre 730 post all'anno trovare alcuni suggerimenti, altri sono nel post: . [SOCIAL CONTENT] Gli "How to", Snapguide e il nuovo canale Helpouts di Google. Altri ancora sono in arrivo. Intanto però resta valida l'indicazione generale sul guardarsi sempre attorno e studiare le case history per settore a livello di pagine e anche singoli contenuti che periodicamente s'impongono al top delle classifiche. Socialbackers ne tiene sempre traccia.

Ecco un po' di dati sull'andamento dei profili di brand su Facebook, Twitter e You Tube in Italia.

Nella prima chart appare evidente il gap tra facebook e gli altri due social network in quanto a numero di Fan/Follower medi per brand, mentre un'altra indicazione utile a farsi un'idea è sulla media mensile di post per ciascuna delle top 20 page. Per ognuno dei 40 post medi mensili su Facebook ce ne sono 4 corrispondenti su Twitter. Insomma un bel lavoro quello di gestire i cinguettii ogni giorno.
Per quanto riguarda i settori quello dei beni di consumo risulta il più "attraente" per numero di fan seguito dal fashion e dal mondo e-commerce.
Ma la potenza, lo sappiamo, è niente senza il controllo per cui al di là di rilevare il doppio primato di Nutella per numero di fan Facebook, di Valentino per numero di follower su Twitter e di L'Oreal e Pupa su You Tube per numero di Visualizzazioni e per numero di Iscritti al canale le metriche sull'engagement rate ci parlando di una grande, anzi grandissima, capacità di attrarre interazioni anche da parte di altri Marchi.
Su Facebook infatti la pagina di Algida è quella che attira di più i fan all'azione ma attenzione a non farsi ingannare nel valutare questo parametro necessariamente e sempre come positivo. In questo caso ad esempio il caso Winner Taco con la mobilitazione di migliaia di utenti in azioni di post bombing sulla pagina alla disperata richiesta di far rientrare in commercio questo gelato occupa 99,9% delle azioni. Al secondo posto nella graduatoria per numero di azioni dei fan sui post pubblicati c'è Pomellato con un tasso superiore al 4% (considerate che la media è di 0,21%), in questo caso positivo considerando la mancanza di commenti critici. Probabile però l'investimento economico in promoted post dal momento che nel mese seguente le interazioni tendono a scemare.
Sul fronte risposte agli utenti i leader sono gli operatori telefonici: Tim, Vodafone, Wind e 3 insieme a Poste italiane in grado di gestire una mole di commenti davvero elevata.
Infine tra i post singoli con il maggior numero di interazioni stacca tutti l'azione di Ferrero sulla pagina Pocket Coffee. In base al numero di condivisioni avvenute sul post dell'epifania, ben 17 mila, sembrano elevate le possibilità statistiche che abbiate trovato nella calza qualche cioccolatino al caffè.

Insomma forse ora avete una mappa di riferimento un po' più chiara. Continuate a monitorare questi dati e le pagine da cui arrivano in modo da farvi ispirare o da ritrovare il giusto feeling con i fan delle vostre pagine.

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[Dati Pinterest] Quanti utenti Italiani utilizzano Pinterest con frequenza? Update Ottobre 2013.

Le aziende si affannano a richiedere ai propri fornitori social l'apertura di un canale Pinterest Aziendale. In altri casi sono proprio le agenzie a proporlo. Non entro nel merito se sia giusto o meno adottare Pinterest come strumento di marketing. Le potenzialità sono diverse a seconda che si consideri uno specifico settore (alcuni funzionano più di altri)o uno specifico obiettivo (engagement piuttosto che lead generation).

Insomma più che entrare nel dettaglio delle riflessioni strategiche come faccio un paio di volte all'anno mi fermo nuovamente ad analizzare i dati per capire quanti utenti, oggi, si può pensare di raggiungere in Italia tramite questo social network visual.

 Secondo un po' di dati che ho raccolto in rete gli utenti Pinterest sono 70 mln al mondo (almeno lo erano qualche mese fa, a Luglio, adesso si suppone che si sia vicini agli 80). La maggior parte arriva dagli USA e di questi solo meno di 1 milione è attivo in Italia (per avere un idea su FB sono 24 Milioni gli utenti italiani iscritti e 17 milioni quelli attivi assiduamente).

 

Insomma la crescita c'è ma è ancora ridotta rispetto alle potenzialità di un social network così generalista. Pensate che nel mese di settembre sono stimate, nel mondo, 131 Milioni di visite all'indirizzo Pinterest.com con una permanenza media sul sito di 8 minuti per ogni visita (contro i 22 minuti medi di permanenza su FB che mensilmente ha quasi 18 miliardi di visite.

Non male come differenza.
Se andiamo a vedere i paesi da cui arrivano le visite del mese di Settembre siamo ancora con un forte predominio USA anche se rispetto agli ultimi dati ufficiali gli accessi sembrano più spalmanti.


In Italia la percentuale è dell'1,16% per cui facendo una rapida equazione le visite mensili totali a Settembre 2013 ammonterebbero a poco più di 1 Milione e Mezzo. Chiaramente parliamo di visite e non di utenti unici per cui il dato di utenza al di sotto del milione sembrerebbe essere confermato.

Chiudo il post con un'interessante indicazione sui referral, ovvero i siti esterni che portano accessi a Pinterest e sulle pagine di destinazione degli utenti che cliccano sui link presenti in Pinterest. In entrambe le classifiche spicca, oltre Buzz Feed, portale/aggregatore dei trend del web anche Etsy, il social e-shop in cui tutti possono comprare e vendere oggetti di design, vertiti, gioielli, etc.. a testimonianza di come questo social, più di altri abbia un forte orientamento e un collegamento più diretto ad attività di vendita oltre che di pura awareness.





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[DATI] Pinterest in Italia. Update Novembre 2012. E' meglio Instagram?

E' passato un anno dal boom di Pinterest e dai picchi di notizie, post e commenti che hanno mobilitato tutto il mondo dei Digital Market. Tutti in cerca del killer social network da proporre ai clienti.
Già a Marzo mi chiedevo se valesse la pena inserire Pinterest nella propria strategia di Social Media Marketing. Allora i dati sul mercato italiano mostrava una base utenti ancora poco matura numericamente (240 mila/mese) ma il nuovo social network lasciava intravedere buone potenzialità come strumento di analisi del marcato, un vero specchio degli interessi degli utenti per quanto riguarda: settori, prodotti, stili di comunicazione (soprattutto Visual). Due mesi dopo, a Maggio, gli utenti erano cresciuti fino a raggiungere una quota stimata di 360 mila visitatori al mese (fonte Google AdPlanner). Ancora troppo pochi però per suggerire investimenti di tempo ai clienti.

Intanto il tempo passa e Pinterst continua la sua ascesa, sicurmente meno rapida che nel paese d'origine (gli Usa) ma costante. E' di qualche giorno fa la notizia dell'ingresso del Social Network delle puntine nella Top 50 ComScore dei siti più visitati negli Stati Uniti con oltre 25 milioni di utenti. In Italia siamo molto indietro, le stime parlano di un numero vicino ai 500 mila visitatori. Se si pensa che per altri social network come Twitter, Linked In e Google+ parliamo di numeri variabili tra i 2 milioni e mezzo e i 3 milioni e 600 mila visitatori mensili appare utile piuttosto di disperdere tempo su un nuovo canale, per quanto affascinante, concentrarsi meglio su quelli già esistenti con più alto potenziale di pubblici.

Qualche cliente obietterà: "Ma tutti ne parlano e poi il mio brand ha una grande quantità di materiale visual e vorrei sfruttarlo su piattaforme verticali". Benissimo, proviamo a fare un Benchmarking sulle 3 piattaforme con caratteristiche social più utilizziate in ambito fotografico: Pinterest, Flickr e Instagram.
Mentre Flickr (75° nel rank Alexa) e Pinterest (92° nel rank Alexa) riscuotono un interesse pressochè costante nell'arco dell'anno vediamo come da aprile, data dell'acquisizione da parte di Facebook, Instagram (133° nel rank Alexa pur non offrendo una versione desktop) balza in testa alle preferenze degli Italiani. Questo è solo il primo dei diversi motivi per cui Instagram appare più indicato di Pinterst all'inserimento fra i touch point del brand. Trattandosi di uno strumento Social quasi esclusivamente Mobile (rispetto a Pinterest che esprime il suo meglio nella versione desktop) Instagram rappresenta anche un modo per diversificare in maniera multicanale l'approccio al cliente. Ultimo fattore a far pendere l'ago della bilancia versi il tool per la produzione di foto vintage è la presenza in Italia di tutta una serie di community geolocalizzate, piccole ma attivissime, i cosiddetti: Instagramers che possono essere coinvolti con successo in iniziative creative brandizzate.

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[CHRISTMAS MARKETING] Analizzare i Trend dello Shopping Natalizio per pianificare le proprie campagne

Inizia novembre e oltre alla festa di Halloween, alle castagne al forno e alla caduta dei capelli ci troviamo come ogni anno ad affrontare il grande quesito: I REGALI DI NATALE.
Se da una parte, da consumatore, ognuno percorre le strade più o meno elaborate o precise per arrivare alla scelta dei regali da fare, dall'altra, da professionisti del marketing, si cerca di rendere la strada meno improvvisata possibile.

Parlo chiaramente di programmare al meglio il timing e le percentuali di spesa per settimana delle proprie campagne sia Online che Offline. Anche se in questo caso i dati sono riferiti al mercato statunitense ecco un'indicazione iniziale (spero di trovarne altre) che ho trovato molto utile per decidere come allocare il budget a disposizione. 

Nei primi dati vediamo la distribuzione basata sulle risposte alla domanda "Quando inizia lo shopping natalizio?". Il picco evidente è nel mese di Novembre per cui la prima indicazione sicuramente è quella di farsi trovare durante il mese. E fin qua... tutto come previsto. Risulta meno banale il fatto che gli Early Bird Shopper, coloro che per primi approcciono lo shopping per le vacanze, appaiano numerosi nel mese di Ottobre (22,1% secondi i dati BIGinsight).

Secondo i dati  LivePerson addirittura il 29%, più di un quarto degli Shoppers, pianifica i suoi regali ancora prima di Ottobre.

A completare coerentemente il quadro ci sono i dati che mostrano la ripartizione delle campagne di marketing dei Retailer Online statunitensi. La maggior parte dei lanci avviene verso la fine di Ottobre ma c'è ben il 38,5% che occupa il periodo precedente. Se andiamo indietro di qualche anno la percentuale di venditori online che iniziavano le proprie campagne prima della fine di ottobre arrivava al 40,3% (dato 2009).
Insomma sembrerebbe non essere (quasi) mai troppo presto per far partire alcune iniziative con la keyword "Natale" a fare da driver. Chiaramente mai esagerare e per avere una controprova ha senso consultare i dati sulle ricerche, questa volta Italiane, su combinazioni di parole come: "idee regali natale". Le indicazioni del 2011 in questo caso coincidono con il timing dei lanci che abbiamo visto precedentemente un po' meno con le indicazioni generali viste in apertura di post in cui diversi utenti sembrano partire nella loro ricerca addirittura a settembre. 
Sembra logico concludere che nonostante ci sia una mobilitazione generale già prima della seconda metà di ottobre per quanto riguarda le campagne che muovono i propri passi esclusivamente online non valga la pena disperdere una percentuale eccessiva prima dell'inizio di Novembre. Addirittura i dati italiani suggeriscono di attivare la spinta maggiore solo dopo la prima settimana di novembre. Non fatevi dunque prendere dall'ansia da risultato, è importante essere competitivi nel periodo in cui si concentrano sia la domanda che l'esigenza di acquisto. Farsi trovare prima potrebbe essere più semplice ma magari inutile ai fini dell'acquisto (avendo tempi larghi molti inizieranno a informarsi con l'intenzione di confrontare con calma prezzi e prodotto) e sicuramente i volumi prodotti sarebbero esigui rispetto all'investimento.
Di seguito la classifica ComScore con l'andamento delle vendite degli ultimi 5 anni nelle 8 settimane prima di natale (più quella successiva). Valutate voi a questo punto come dividere in modo sensato il vostro investimento.
Mettendo insieme i pezzi personalmente consiglierei di:

  • iniziare le campagne promozionali online dedicate la natale tra il 28 Ottobre e il 2 Novembre
  • distribuire in maniera equa fino al 14 novembre (15 giorni) il 15% del budget disponibile
  • dal 14 novembre fino alla prima decina di dicembre (25 giorni) spendere il 40% della cifra stanziata
  • tenervi un buon 40% del budget da esplodere tra l'11 e il 20 Dicembre (10 Giorni).
  • spendere il restante 5% tra il 21 e il 26 (7 giorni)
AVVERTENZE: Naturalmente state attenti a valutare questi consigli adattandoli al vostro business. Se vendete viaggi non sarebbe consigliata la stessa concentrazione che se commercializzate lettori mp3 o piccola oggettistica  da regalo. Stesso discorso per chi vuole portare utenti in un negozio fisico (e può farlo fino al giorno di natale) rispetto che su un e-commerce in caso si commercializzino prodotti fisici bisognerà considerare i tempi di consegna della merce come vincolo all'acquisto. In quest'ultimo caso il consiglio è: organizzatevi per fornire la consegna garantita in 24h (magari pagando una piccola sovrattassa) che vi permetterebbe di spingere il vostro business fino al giorno di natale facendoci una campagna che sottolinea questo aspetto. Sareste una manna dal cielo per tutti il LastMinute Buyer.


Chiudo con una nota "stonata" sui risultati da attendersi in termini di vendite nel 2012. Beh, in tempo di crisi, sembrano essere al ribasso rispetto all'anno scorso. Forse proprio per questo è bene non sperperare il budget destinato alla promozione: PIANIFICATE.

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[How To] Lezioni di Start-up: Voler ascoltare

Questo mese sono un po' latitante, sarà per la famosa "colonnina di mercurio" schizzata alle stelle? Non lo so. Cercando di sfruttare il mio recente Home Office al meglio provo a mettermi in mezzo alle correnti d'aria e a ragionare su alcune delle cose che ultimamente mi coinvolgono in maniera diretta come cliente di me stesso.
Qualcuno sa che oltre all'attività di consulenza di Digital Marketing, negli ultimi mesi mi sto dedicando alla creazione di una start-up, Ortomanager, che unisce mondo dell'agricoltura e web e che dovrebbe vedere a breve la luce.
Naturalmente (chi ci è passato lo sa) per creare un qualunque sistema che funzioni le variabili pratiche da considerare sono cento volte di più di quelle che ci si immagina al termine della fase di progettazione. Fornitori, network di contatti, consulenti, dipendenti, partnership per la promozione e clienti finali... una rete assurda di teste pensanti da mettere insieme, convincere, sposare e sopratutto, s-o-p-r-a-t-t-u-t-t-o: ascoltare.

Già perchè ogni idea che a caldo ci sembra geniale deve confrontarsi con una molteplicità di elementi imprevisti e forse imprevedibili e fare in modo di incastargli al meglio.
Spesso pensiamo che sia la capacità Analitica a dover risolvere gli enigmi di mappatura del contesto in cui ci muoveremo, a fare da guida. E' così, certo, ma da soli i dati di mercato non bastano. Non bastano le statistiche, le infografiche gli studi di settore lungi 50 o 100 pagine e nemmeno la partecipazione agli eventi più grandi dove i guru indicano la via e altre start-up mostrano i passi compiuti per arrivare al successo.

Insomma, se vuoi mettere in piedi una start-up che permetta agli utenti di coltivare a distanza un orto di prodotti tipici (come nel mio caso) non è sufficiente aver studiato per mesi il sistema di competitor, la crescita della domanda di questo servizio o dei trend sul mondo dell'agricoltura e del Green. Non basta aver compreso i tempi per la gestione della domanda e degli acquisti e nemmeno aver ottimizzato con mille interventi front-end e back-end della piattaforma online. Se vuoi mettere insieme una start-up di questo tipo devi andare a parlare con i contadini, con i trasformatori e con tutti quelli attori che fanno parte del processo recependone, spoglio da ogni elemento di orgoglio, i punti di vista che forse hanno poco a che fare con il marketing e i business plan ma che, proprio per questo, forniscono il pezzo necessario al completamento del tuo percorso.

Ascoltare come se non si conoscesse nulla, è questo l'esercizio da fare. Abbattere le proprie convinzioni per provare a cogliere quelle sfumature che nessuna Analisi classica e scientifica può darci. Questo pezzo può fare una differenza incredibile.

(Van Gogh - Farmers at work)

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[Infographic] Facebook vs Google: Display Advertising a confronto

Riporto quasi alla lettera un'analisi interessante di Wordstream che compara i due più grandi network online di Display Advertising: Google Display Network e Facebook.

Dall'analisi risulta evidente che GDN fornisca agli inserzionisti un valore significativamente maggiore rispetto a quello dell'ADV Facebook. Il socialnetwork più grande del mondo, infatti, nonostante i grandi investimenti nel miglioramento della propria piattaforma in termini di funzionalità, template e user experience non ha fatto evolvere in modo altrettanto significativo il canale advertising.

5 i parametri analizzati: il pubblico raggiunto, i ricavi e la crescita, le performance, le possibilità di targettizazione e i formati.


Sul primo, la portata, c'è da dire che da una parte Google vanta un potenziale pubblico raggiungibile pari al 91% degli utenti online (vs 51% di FB), dall'altra, Facebook vanta un maggior numero di pagine viste per mese: 1.000 Miliardi (contro 180 miliardi di Google).
In sostanza seppur meno persone utilizzino Facebook rispetto alla rete Google lo facciano per più tempo. Difficile scegliere dunque un vincitore in questa categoria.

Per quanto riguarda revenue e tassi di crescita Facebook cresce molto ma non tiene il passo con la crescita della sua base utenti. Un punto in più dunque per Google che nel primo trimestre 2012 fa segnare revenue pari a 2,9 miliardi di dollari.

Passiamo alle performance. Le Facebook Ads registrano un click-through rate (CTR) molto basso (0,05%) appena la metà della media del settore per banner pubblicitari e ben dici volte più bassa del CTR medio del Google Display Network (0,4%) (negli Stati Uniti). 

Le ragioni, e andiamo ai parametri successivi, possono essere legate ai formati e alle opzioni di targeting che aiutano a dare rilevanza da una parte e pertinenza dalll'altra all'annuncio stesso. 
I vantaggi di Google su FB appaiono chiari già nel sistema di reportistica. Maggiori i dettagli misurabili e settabili per ottimizzare l'annuncio di Big G rispetto a quello Facebook. Ma non è detto che sia solo questo. Un'altra spiegazione potrebbe essere semplicemente insita nella tipologia di utente, ovvero gli quelli che navigano all'interno di un social network sono meno sensibili ai banner rispetto a quelli (o a loro stessi) che navigano all'interno di altri siti web. 

I gap Facebook per quanto riguarda il targeting sono relativi all'impossibilità di: veicolare annunci via mobile (un buco enorme, soprattutto considerando l'uso crescente del web da mobile), effettuare retargeting (o remarketing), assenza di una rete di siti partner, impossibilità di customizzare annunci per parole chiave (simile la customizzazione per temi ma non è la stessa cosa) o di utilizzare le opzioni di targeting contestuale per gli annunci display. Buchi enormi considerando che Google fornisce ciascuna di queste opzioni.

Passiamo infine ai formati. Facebook ha solo due opzioni: gli annunci standard composti da testo più un'immagine e le sponsored story. Innumerevoli invece le possibilità offerte da Google Ad Network: annunci di testo, annunci illustrati, annunci  flash-based illustrati, annunci video, annunci in formato web mobile e all'interno di giochi. 

In conclusione, Facebook offre agli inserzionisti un valore pubblicitario inferiore a quanto offerto nella Rete Display di Google, anche e forse sopratutto per quesito quest'ultimo registra entrate tre volte superiori a quelle Facebook e sta di conseguenza crescendo più rapidamente.

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[#e-commerce] Netcomm E-commerce Forum 2012, quello che ci siamo detti

Ieri sono stato all’e-commerce forum, l'evento organizzato da Netcomm sul commercio elettronico. Ennesima giornata piena di “speranza per un futuro migliore”. Insomma, sempre alla ricerca di numeri, novità, suggestioni utili a migliorare le nostre Strategie di Marketing e Comunicazione.

Veniamo a quello che ci siamo detti durante la sessione della mattina e in alcuni dei workshop del pomeriggio. Ci siamo detti, con le parole di Roberto Liscia, pres. Netcomm, che siamo dei “nani digitali”. Già, i dati della presentazione introduttiva parlano chiaro:

solo il 15% degli italiani compra online, la media Europea è del 43% con U.K. prima nazione in classifica con il 71% della popolazione attiva nei processi di e-commerce. Se allarghiamo lo sguardo ai semplici navigatori la situazione ci vede ovviamente ancora penalizzati con il 49% della popolazione attiva online quotidianamente contro una media europea del 56%. 


Meno utenti attivi online e meno acquisti elettronici, un paese ancora culturalmente indietro. Per cambiare marcia Netcomm propone: detassazione per le aziende, riduzione dell’iva sui prodotto online, certificazioni di qualità e codici di condotta online, creazione di distretti e consorzi virtuali digitali, sviluppo di strumenti online e creazione di un Istituto per il commercio Estero Digitale per facilitare le vendite oltre confine delle PMI italiane. Speriamo ci sia stato qualcuno ad ascoltare tra quelli che in queste ore hanno in mano il destino dell'economia italiana.
Ritorniamo alla speranza di cui sopra e andiamo avanti ricordando il gap tra lo stato reale dell'e-commerce e gli obiettivi dell'Agenda Digitale Europea 2015 mostrati in questo grafico.


Ci siamo detti, anzi ridetti, che il turismo guida l’e-commerce italiano. 


Questo comparto registra una crescita del 16% rispetto all’ultimo anno ma che nel settore il 70% delle transazioni riguarda la bigliettazione ferroviaria e aerea, per cui occhio all’idea di creare un’agenzia viaggi virtuale, non siamo pronti. Bene anche il settore dell’abbigliamento (+30%), dell’elettronica di consumo (+25%) e delle assicurazioni (+17%) che si posizionano subito dietro al turismo. 


Quello che non ci siamo detti però, in questo caso, è quale quota ricopre il betting e il gioco d’azzardo online che all’occhio degli esperti rappresenta un comparto fra quelli che generano più revenue. Che sia meglio farli passare sotto silenzio per svariati motivi?

Ci siamo detti di considerare su tutto le esperienze degli utenti, e qui il discorso si è fatto concreto e personalmente più formativo. Niente di davvero travolgente ma qualche piccolo riepilogo su alcuni punti fermi non fa mai male. E’ importante fare in modo che l’utente/cliente viva un’esperienza orientata alle sue necessità e che percepisca i messaggi ricevuti come utili (o ancora meglio vantaggiosi). Perché ciò avvenga bisogna metterlo al centro (e non mettere al centro il prodotto) leggendo in modo critico i dati forniti dagli analytics e interpretandoli cercando di coniugare il concetto di promozione del servizio/prodotto a quello di interesse. In questa direzione ad esempio per le attività di e-mail marketing è differente progettare mail standard piuttosto che investire in contenuti personalizzati a seconda del comportamento di navigazione o di acquisto degli utenti all’interno di un sito. Va da se che se visito la sezione scarpe di un sito di abbigliamento sarò più interessato a ricevere offerte sulle scarpe piuttosto che sulle camicie che invece posso percepire come inutili o peggio, fastidiose.


Eppure oggi succede nella minoranza dei casi. Come piccolissimo è anche il numero di aziende che ha compreso che la dinamica degli acquisti nel canale online cambia rispetto a quello fisico ed è determinante che cambi anche l'azione dell'azienda stessa. Con gli acquisti tradizionali la sequenza era: 1. input (cerco un prodotto o mi viene pubblicizzato) - 2. decisione d’acquisto e acquisto fisico - 3.fruizione/utilizzo dell'acquisto. Nel caso dell’acquisto online tra l’input e l’acquisto c’è un nuovo momento, quello della verifica/confronto ovvero il momento in cui l’utente cerca online (essenzialmente) conferma della bontà o meno del prodotto di interesse. E’ per questo che diventa necessario presidiare le conversazioni online e stimolarle soprattutto rendendo i clienti dell’eShop i primi testimonial della bontà dei prodotti. In pochi ad oggi sposano questa strategia e “solo il 25% degli acquirenti online riceve una richiesta di recensione del prodotto acquistato” (cit Massimo Alberti, eCircle).

Nella stessa logica è chiaro che non basta soltanto avere un prodotto e un prezzo appeal perché la vendita online funzioni. E’ importante chiedersi quali siano le barriere di accesso all’acquisto online. In proposito Maurizio Fionda di Mag News mostra come ogni prodotto abbia il suo rischio specifico. Generalmente si tratta di variabili come: tempi di consegna, misure/taglie del prodotto, trasporto e imballaggio, stato di conservazione, autenticità, tipo di trasporto, garanzia e tempi di gestione dei resi. Ognuno di questi aspetti a seconda di come venga percepito può far variare in positivo o negativo le decisioni di acquisto. Spesso, l’abbiamo visto in diverse case history della sessione pomeridiana, può anche essere semplicemente la mancanza di informazione in proposito a questi aspetti a disincentivare l’utente ad andare avanti in un ordine. Così clic dopo clic, proseguendo verso l'acquisto, gli utenti entrano in un imbuto.


 Sono tante ancora le cose che ci siamo detti ma per questo post forse ne avete abbastanza per cui chiudo con il momento “the winner is” condividendo i vincitori del netcomm e-commerce award 2012.
 Ci siamo dunque detti, infine, che il miglior sito di e-shop italiano dell’ultimo anno è Saldiprivati (che vince anche nella categoria Blog e Social Shopping)  e che nelle altre categorie ad essersi aggiudicati la palma d’oro per la migliore impostazione (vedremo le vendite) sono Illy Shop (categoria Alimentari), Promod (new entry), Vente-privee (innovazione) , Kiamami Valentina (Arredamento, oggettivistica) , Privalia (Abbigliamento ed accessori), Mediaworld compra online (elettronica di consumo). 


E dopo tante parole abbiamo mangiato Sushi ma non sappiamo se sia stato acquistato online.

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[DATI] Pinterest in Italia. Update Maggio

Due mesi fa avevo iniziato a fare qualche riflessione su Pinterst e il suo social boom proclamato da più parti. Successivamente ero passato ad un'analisi dei dati e delle proiezioni disponibili per verificare lo stato dell'arte italiano e l'effettiva opportunità di proporlo ai clienti come strumento utile a fini strategici.


Ebbene (mi piace dire "ebbene") avevo concluso che seppure Pinterest fosse un utilissimo strumento per tenere d'occhio i tred e gli interessi degli utenti non possa essere ancora molto più di quello. Non ora, non in Italia. 
Le stime di google adplanner (le più ottimiste fra quelle che avevo trovato) parlavano di 240 mila utenti unici al mese (che non vuol dire account attivi ma semplicemente visitatori). 

Oggi, a due quasi due mesi di distanza, la situazione è cambiata. Ci troviamo a registrare da un lato una crescita di 4 milioni di visitatori a livello mondiale e dall'altro, stringendo il cerchio all'Italia, a un aumento del 50% degli utenti stimati arrivando a 360 mila visitatori al mese. 

Un bel salto in avanti considerando le poche settimane trascorse. Ancora troppo poco però per farmi dire ad un cliente: investiteci. 

A metà strada tra la precedente e l'attuale analisi ho avuto modo di leggere all'interno di diverse community del settore diverse posizioni di marketer di fama più e meno riconosciuta, molte in contrapposizione l'una con l'altra segno che effettivamente ancora il social media marketing sia lontano da diventare una scienza con presupposti di base condivisi. 
Ancora troppa filosofia, credo. E questo non fa felice gli interlocutori  aziendali, i nostri clienti, che facendosi largo tra le nubi di fumo che chiunque cerca di vendergli chiedono sempre più misurabilità delle azioni e dei risultati. 

Con Facebook, grazie ai volumi di traffico che riusciamo a guidare e alle iniziative speciali strettamente collegate a Kpi di interesse per l'azienda, andiamo sempre più in quella direzione. Con Pinterest la misurabilità resta ancora troppo vaga e bisognerebbe chiedere ai brand nostri clienti un atto di fede che in tempo di crisi pochi sono disposti a fare. Cerchiamo di rispondere con qualche numero alla domanda semplice: "quali benefici mi porta essere oggi su Pinterest?"

Nel prossimo post analizzerò qualche case history italiana su Pinterest per ragionare sui risultati raccolti e fare tesoro delle esperienze sul campo di alcuni brand che hanno già deciso di stare dalla parte della Social Faith.

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[DATI] Pinterest in Italia. Voci discordanti


Come sanno gli affezionati di questo blog, ammesso che ce ne siano, ultimamente mi sono fatto portare dal vento di Pinterest che sembra soffiare verso strategie mirabolanti e promesse di un nuovo marketing. Le prime considerazioni le trovare sul post di qualche giorno fa.
Come mi ero ripromesso e prima di chiedere ai
clienti investimenti di qualche migliaia di euro ero curioso di vedere i dati nazionali del nuovo social network.
Premesso che ancora non ne ho trovati di ufficiali qualcosa in rete è presente.
Di sicuro c'è che il tasso di crescita di utenti italiani che accedono al sito di Pinterest sia cresciuto del 794% nel giro di 8 mesi.
Questo il grafico sull'andamento nazionale confrontato con quello di GranBretagna, Francia, Germania e Spagna mostra come nonostante quello che si stia "pompando" siamo il paese con numero di utenti mensili minore tra i principali europei. A gennaio sembrano essere 35 mila (fonte comScore).

Ma i dati, si sa, sopratutto se non ufficiali vanno sempre presi con le pinze. Provando a incrociarli con le stime di AdPlanner di Google c'è subito una netta differenza.
Google infatti parla di un numero nazionale molto più alto che arriva a 240 mila unique users. Chi avrà ragione?

Anche nella più rosea delle alternative non si può comunque ancora parlare di fenomeno di massa seppure sia innegabile una crescita da brividi che suggerisce di monitorare la situazione.

Un fattore curioso e che mi ha colpito subito nelle analisi dei dati e che avvalora la mia cautela nel dare per scontati i primi dati che ci capitano sott'oc
chio riguarda la ripartizione degli utenti tra uomini e donne. Mentre è stato fatto notare da molti come si possa definire il socialnetwork generalista più femminile di tutt
i essendo le
donne tra il 68% e il 74% del totale (secondo altre stime si arriverebbe addirittura all'89%) sempre AdPlanner mostra un ribaltamento delle percentuali quando si considerano il totale degli utenti mondiali (o quegli USA che sfalsano molto la media) e quando si restringe il campo alla nostra nazione.

Ecco le proporzioni:
Worldwide
Usa
Italia
Attenzione quindi a proporre ad esempio a un brand di moda donna che vuole promuoversi in Italia una strategia in cui il contributo di Pinterest sia importante. Si rischia di perdere tempo e soldi ottenendo bassi ritorni.

Chiudo questo post con un'indicazione che va apparentemente in controtendenza con quanto detto fino ad ora. E' vero che sono convinto che Pinterest non sia ancora maturo per entrare a far parte delle strategie di Social Media Marketing di un brand ma sicuramente i dati che riguardano gli interessi e le attività dei suoi utenti costituiscono una base importante per studiare strategie da esplodere poi su altre piattaforme. Al momento vedo in questo social network un grande specchio dei trend da sposare per andare incontro al (p)Interest dell'utente.

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[Facebook] Twilight Italia (o non Italia). Quando una pagina nazionale ha troppi fan.


Chi mi conosce sa che mi piace non dare nulla per scontato. In fondo è dall'esercizio critico e analitico sulle cose che si riesce poi a tirare fuori ragionamenti ed evoluzioni delle attività.

Oggi riflettevo su un dato che mi ha colpito molto, quello sulla la pagina Facebook di Twilight Italia che al momento mi risulta la pagina italiana con più fan: sono 22,4 milioni.
Un numero elevatissimo di potenziali "clienti" che qualunque direttore marketing vorrebbe nel proprio database. Già, un numero elevato. Molto. Moltissimo. Forse troppo?

Pensiamoci: la popolazione italiana è composta da 60,7 milioni di abitanti (lo dice Wikipedia, quindi deve essere vero) di cui però solo un quarto, 19,8 milioni hanno un profilo Facebook (questo lo dice CheckFacebook, per esperienza è meno credibile ma non sbaglia di tanto).

A questi possiamo aggiungere i 4 milioni di Italiani che risiedono all'estero di cui ipotizziamo che la metà abbia un profilo Facebook, 2 milioni. Ci ritroviamo con un totale parziale di 21,8 milioni di profili potenzialmente iscrivibili a questa pagina. Ancora siamo a meno degli iscritti reali. Sicuramente però sono qualche milione gli stranieri nel mondo a conoscere la lingua Italiana e in mancanza di una pagina nazionale del film seguirebbero gli aggiornamenti di quella del nostro paese. Plausibile ipotizzare che un milione di questi sia su Facebook? Il totalone, il bacino massimo di utenti possibili ammonterebbe a 22,8 milioni. In sostanza attualmente la pagina avrebbe raggiunto quasi il 100% dei suoi fan potenziali.

Per certo però so che dei miei quasi 500 amici Facebook solo 4 sono fan della pagina e, per quanto si possa dubitare del fatto che loro non siano rappresentativi della media nazionale, un rapporto di meno dell'1% contro il 100% di cui abbiamo bisogno è troppo spietato perché i conti tornino.
E se questo rapporto invece fosse rappresentativo della media nazionale? I fan di questa pagina dovrebbero essere 228 mila. Per cui o sono io che ho troppi amici che odiano il cinema e sono fuori dalla media oppure la pagina ha dei Fan poco in target (molti stranieri che non conoscono l'Italiano, diversi profili fake anche se non credo possano essere nell'ordine dei milioni).

In ogni caso, a questo punto, mi chiedo: è davvero possibile valutare in modo oggettivo il successo di una pagina? Ai primordi del social media marketing bastava contare quanti fan avesse. Poi è entrato il ballo il concetto di engagement rate, il rapporto tra numero totale di fan e fan realmente attivi (con post, commenti e like). Ora però, sembra che nemmeno questo indice basti più perchè le cose possono essere troppo sfalsate. In questo caso dunque solo chi ha accesso agli insight potrebbe dirci di più. In alternativa vedremo cosa ci diranno gli incassi dei botteghini.


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Twitter in Italia: fenomeno o luce riflessa?

Il 21 Marzo 2006, Jack Dorsey effettuò il primo Tweet della storia. Sono passati poco più di 5 anni e adesso i tweet giornalieri sono in media 140 milioni. Direi che occorre come minimo mettersi dritti sulla sedia e dedicarci qualche minuto. 200 Milioni di utenti non sono
briciole e se ne parla persino il Tg di Mtv allora mi sentirei di dire che è un fenomeno culturale o perlomeno come tale è percepito (Considerate che oggi Facebook è a 650 milioni).

A 5 anni dalla nascita Twitter è di fatto una realtà a livello mondiale. La domanda "What do you care about?" ottiene ormai risposte di qualsiasi tipo, ben più di quello che il creatore di questo mondo microblogging forse si sarebbe mai immaginato: notizie, curiosità, passaparola, citazioni, link, rilanci vari, riflessioni sulla vita, micro-storie, bignami di filosofia.


Mi chiedo quanto questo fenomeno che indiscutibilmente ha preso piede in paesi come USA e Giappone stia crescendo anche in Italia e sia autenticamente da considerare un pezzo da inserire di default in un piano di comunicazione online.

LE DOMANDE: Possiamo considerare Twitter allo stesso modo in cui è ormai considerata la presenza aziendale su Facebook? E' opportuno proporlo o risulterebbe solo un gadget carino, un add on opzionale? Quali elementi possiamo portare alla nostra attenzione per motivare l'attivazione di un canale del genere (che non siano chiaramente le case history straniere)?

In questa mia analisi parto con la verifica dell'evoluzione del grado d'interesse dei navigatori. Ho provato a confrontare tramite Google Insight gli andamenti delle ricerche in Italia e in altri 4 paesi del termine "twitter". Il Rapporto mostra come in testa, in maniera imprevedibile ci sia, negli ultimi mesi, il Venezuela (ne verificherò il motivo). Più intuitivo il secondo posto del Giappone che pur essendo già tra i paesi più attivi ha visto un picco incredibile di ricerche durante il mese di marzo corrispondente allo Tsunami. Più indietro gli Stati Uniti, dove il social network è già affermato e diversi paesi europei. In un focus continentale in cui dominano UK e Paesi Bassi, anche nazioni culturalmente più vicine al nostro come la Spagna ci superano non solo in quantità di ricerche ma anche in percentuale di crescita. La nostra curva è più simile a quella Francese, un orizzonte quasi piatto in cui la crescita degli ultimi 12 mesi, paragonata a quella del resto del mondo, appare ancora poco degna di rilievo.


Sicuramente è presto per tirare le somme. Questi sono solo dati parziali e riferiti all'aspetto di notorietà di Twitter. A breve mi propongo di aggiungerne altri legati all'effettiva presenza di brand e utenti italiani in questo universo cinguettante.


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LinkedIn, in Usa soprattutto venditori finanziari [INFOGRAPHIC]

Un'infografica pret a porter per farsi un'idea di chi trovate sul principale social network BtoB del mondo. Se siete li per vendere, rassegnatevi, non siete i soli. Se cercate qualcuno dei settori Finanziario, Tecnologico o Medico allora siete nel posto giusto. Ecco i dati riferiti agli stati uniti tratti da una ricerca di Gigya.

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Pillole di Multicanalità: il cliente ne sa più del negoziante? [STUDY]

Ogni tanto una conferma è gradita. Questa è quella di oggi sulle conoscenze acquisite dai consumatori grazie (anche) alla navigazione online. Da una recente analisi (come dicono quelli bravi) di Motorola Solution durante l'ultimo periodo festivo i consumatori sarebbero risultati più informati dei negozianti stessi. In generale questo dato ne porta con se una serie di altri e di conseguenze importanti come la crescita parallela del valore del customer service e tutta una serie di ragionamenti strategici sulle policy instore e online. Ciò che in questa fase, almeno per quanto mi riguarda, è importante sottolineare è la conferma di una crescita netta del grado di alfabetizzazione dei clienti. Open Minded e Reloaded, si parla di voi, ma non solo.

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Il consumatore multicanale [VIDEO]

Ecco un breve filmato che riassume i concetti chiave e l'evoluzione quantitativa che hanno caratterizzato il mondo del consumatore multicanale dal 2007 a oggi, da quando è attivo l'Osservatorio Multicanalità. In pochi anni una crescita rilevante che ha portato questa nascente tipologia di consumatore dai 15.700.000 del 2007 ai 23.000.000 del 2010.

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La pubblicità invade Facebook

"Nostalgia canaglia..." cantavano Albano e Romina. Qui non si tratta "di una strada, di un amico o di un bar" ma a provocarla, la nostalgia, è la nostra vecchia pagina di profilo Facebook. Il salto è fatto e non si può tornare indietro. Il socialnetwork più grande del mondo ci mangia centimetri d'esistenza, nel bene e nel male. Prima l'ha fatto rubando ad altre attività il nostro tempo giornaliero e ora lo fa anche fisicamente rosicchiando centimetri ai nostri spazi personalizzabili. Da qualche giorno tutti ci siamo ritrovati con una bacheca e un'home page nuova. Non entro nel merito di centimetri e pixel redistribuiti tra le tre colonne ma basta guardare l'immagine sotto (in cui il tratteggio rosso verticale mostra le vecchie ripartizioni) per capire che ad averci perso sono la colonna a sinistra e quella centrale, le due dedicate alle proprie informazioni, mentre ad avanzare è quella a destra: quella della Pubblicità. Che strano eh!? Il censimento globale va avanti spedito, gli utenti crescono, siamo arrivati a 571,884,500 registrati in tutto il mondo (fonte Check Facebook, dicembre 2010), 17,812,800 in Italia (quasi un iscritto ogni 3 italiani). Impossibile non tenere conto di questo fattore per ragionare sull'utilizzo a scopo adv degli spazi. Se messaggio diventa più efficace, se occupa più centimetri, se entra negli spazi che l'occhio dell'utente si è inconsciamente abituato a tenere in considerazione è chiaro che l'investimento non può che diventare più appeal. Legge di mercato.
Nella nuova redistribuzione infatti vedete come i titoli e le immagini a corredo del messaggio promozionale entrino quasi completamente nello spazio in precedenza occupato dalla bacheca. Non chiedetevi perciò come mai vi caschi più spesso l'occhio sulle inserzioni.
Lato utente sicuramente un'azione intelligente può essere quella di chiudere i banner di poco interesse per sè in modo quantomeno di ricevere input meno invasivi possibili rispetto a quello che è il nostro universo di valori e di "acquisti".
Lato aziende direi che questo è il momento più propizio per investire fortemente sull'Adv Facebook. Definizione del target in base alle preferenze e ai dati socio-demografici e ridefinizione degli spazi daranno sicuramente un buon ritorno dell'investimento.

p.s.: tengo a precisare che la citazione musicale nell'incipit non è rappresentativa delle mie abitudini d'ascolto.

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Investimenti pubblicitari nel 2010 [STATS]

Scrivo poco di pubblicità ma dopo aver letto il report Nielsen 2010 sull'Advertising una parentesi mi sembra d'obbligo. Guardando la tabella che riporta il focus sugli investimenti italiani è evidente come i media siano spaccati a metà. Da una parte Internet è quello che fa registrare il tasso di crescita maggiore (12,6%), dall'altra cartacei, periodici e free press e anche in piccola parte i quotidiani, sono quelli caratterizzati dal segno meno. Vita dura per l'ufficio stampa costretto a confrontarsi con redazioni sempre più povere e/o ridotte all'osso.

Nell'anno quasi finito la tv raccoglierà il 56% del totale degli investimenti e il totale degli investimenti online si avvicinerà molto a quello dei quotidiani.
Interessante anche la crescita degli investimenti radio (che non invecchia mai) e sul Direct Mail che se da molti illuminati è stata bocciata come forma pubblicitaria da anni, da altrettanti continua a far registrare segni positivi.
Per quanto riguarda i settori commerciali mi sembra degno di nota il dato secondo cui Automotive e Abbigliamento siano gli ambiti più interessati dal cambiamento del media mix con l'introduzione sostanziosa di investimenti sui nuovi media. Infine pare che saranno Servizi e Trasporti i settori protagonisti di questo cambiamento nel 2011. Ho già pronte un paio di idee viralissime da presentare all'ATM.

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La crescita del mercato Mobile e previsioni 2013 [STATS]

Un video molto interessante. Un collage di dati sul mercato e l'utilizzo di cellulari con focus sugli smartphone. Qualche numero:
  • 70% della popolazione mondiale (il totale è 6 miliardi) possiede un cellulare
  • 85% dei ragazzi americani possiede un cellulare, il 73% un libro
  • ci sono 60 milioni di iPhone nel mondo (lanciato nell'aprile 2007)
  • a giugno 2010 sono disponibili 225 mila apps su Apple Store con 3 miliardi di download effettuati
  • nel 2009 sono stati spesi 4,2 miliardi di dollari in apps, la stima per il 2013 è di 29,5 mld.
  • 314 milioni di cellulari venduti tra gennaio e marzo 2010 di cui 54 mln. smartphone

In futuro la connessione a internet da cellulare crescerà molto di più rispetto a quella da Pc e il cellulare stesso diventerà molto più multifunzionale di quello che è ora. Sarà interessante, monitorare e discutere step by step degli utilizzi nascenti e ipotizzati per questa tecnologia, sugli standard che si stanno affermando sia dal punto di vista tecnologico che di linguaggio d'utilizzo che si portano dietro.

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Rassegna WEB - Turismo 2.0

Approfondimenti verticali... ah, quanto mi piacciono! Ecco, dal lavoro di ricerca dell'area R&D di Connexia una selezione delle social News del settore turistico.

APP
Ora il tuo hotel si prenota su Twitter!
Per gli hotel che si sono già lanciati nel mondo Twitter, nasce Twihotels, l’applicazione che consente agli utenti di inserire le date di soggiorno, la destinazione e il numero di stelle della struttura che stanno cercando. Diventando “follower” di Twihotels si potranno ricevere direttamente sulla propria homepage i messaggi di richiesta. Agli hotel basterà quindi rispondere al tweet per avere un nuovo cliente!
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EVENTI
Premi per l'Italia all'Oscar del turismo

E' prevista per il 7 Novembre prossimo, a Londra, la serata di gala a chiusura dei World Travel Awards, premio internazionale arrivato alla sua 17° edizione e che celebra l’eccellenza dei migliori hotel e resort nel mondo. L’Italia è una delle favorite per le categorie Best Green Resort, Best Business Hotel e Best New Spa. Ogni anno partecipano alle votazioni professionisti di oltre 180.000 agenzie di viaggi in più di 160 paesi del mondo.
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SOCIAL E-COMMERCE
Offerte per il weekend?Scoprilo con Twitter
Twitter come canale commerciale privilegiato per offerte e promozioni esclusive. Travelodge, compagnia low-cost britannica che opera a livello mondiale, ha lanciato, prima nel Regno Unito, una campagna promozionale esclusivamente riservata ai propri seguaci su Twitter. Solo i followers, infatti, potranno usufruire dell'offerta della settimana, un weekend da favola per 2 a sole 50 sterline.
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SOCIAL
Il social travel made in Italy
Si chiama www.angeliperviaggiatori.it il progetto tutto italiano, primo classificato agli eContent Award Italy, dedicato al Social Travel, ovvero l'interazione di utenti all'interno di una community finalizzata all'organizzazione di un viaggio. Diventare un angelo è semplice, basta scegliere la città di cui ci si sente una guida esperta ed essere disponibili verso gli utenti, italiani e stranieri, che desiderano visitarla, rispondendo a domande e richieste entro e non oltre 24 ore.
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SOCIAL
L'autostop!? è tecnologico!
Il Web 2.0 ha cambiato il modo di viaggiare. Grazie a RoadSharing, una piattaforma multilingua, che coniuga social network e geolocalizzazione, si possono trovare passaggi in auto, inquinare meno e risparmiare anche in autostrada. Il sito consente di mettere in contatto la domanda e l’offerta di passaggi auto, basta registrarsi sul sito e specificare se si intende offrire la propria auto per dare un passaggio o al contrario inserire una richiesta. L’integrazione con Google Maps, invece, permette di visualizzare l’itinerario sulla mappa e la quantità di emissioni CO2.
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MOTORI
Scelgo, leggo e decido!
Sempre più italiani prima di prenotare online si informano su internet. Per destreggiarsi nell’universo di commenti e opinioni di altri utenti, nasce TrustYou, motore di ricerca semantico che compara e aggrega le recensioni di ogni hotel provenienti da TripAdvisor, Venere, Booking e molti altri, e che allo stesso tempo consente di prenotare online. Le opinioni sono pubblicate sulla base di una scala di “sentiment”.
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CASE HISTORY
Dai fallo sparire!!!
Sarà lo stress quotidiano, i problemi al lavoro o in famiglia, amici invadenti e partner esigenti che ogni tanto fanno venire la voglia “staccare la spina” e senza pensarci due volte …e se invece a sparire fosse proprio chi non sopportiamo?! Questa è l’idea lanciata da Atrapalo, agenzia di viaggi e attività per il tempo libero, che da la possibilità di sbarazzarsi di chi non vogliamo più vedere, almeno per un po’ attraverso un’app Facebook che ti fa scegliere chi mandare a quel paese e per quanto tempo!
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DATI
Non c'è vacanza senza web!
Una recente ricerca condotta da Netcomm rivela che il turismo online rappresenta ben il 50% dell’e-commerce italiano. Quali sono i prodotti turistici più acquistati? In cima alla classica i voli, seguiti da hotel, autonoleggio, villaggi turistici, crociere e traghetti, biglietti per musei, concerti, visite guidate e per ultimi, i biglietti ferroviari. Recensioni, commenti e testimonianze online influenzano sempre di più le scelte dei consumatori!
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